Santa Maria dello Spasimo: al confine con il cielo.

Avete mai visto una chiesa senza tetto, al confine con il cielo? Non c’è da sorprendersi se vi troviate nei pressi di Palermo. Nell’antico quartiere ebraico, detto la “Kalsa“, si erge una delle più suggestive opere architettoniche della zona: Santa Maria dello Spasimo.

La sua storia risale al 1509 quando Giacomo Basilicò, devoto alla Madonna, di ritorno da un viaggio a Gerusalemme, decide di finanziare la costruzione di una chiesa dedicata al dolore di Maria dinnanzi alla morte del figlio crocifisso. L’edificazione avviene in uno dei terreni di Basilicò adiacente alla vecchia porta d’ingresso della città.

La chiesa, il chiostro, il campanile, il dormitorio, il cimitero e l’orto, secondo il progetto, dovevano essere pronti entro 6 anni dal posizionamento della prima pietra. In realtà, a causa dell’ambizioso progetto e dei fondi carenti, i lavori non vengono portati a compimento lasciando, fino ai giorni nostri, una grande opera incompiuta.

Curiosa è la vicenda collegata alla committenza di un quadro destinato ad abbellire la straordinaria sede. Si narra, infatti, che nel 1516 Basilicò commissiona al celebre Raffaello Sanzio il famoso “Spasimo di Sicilia”. Successivamente, al termine dei lavori, l’opera è imballata e imbarcata in una nave che, durante il viaggio, affonda. Inspiegabilmente, però, degli uomini ritrovano la tela nelle coste di Genova in perfetto stato di conservazione. Arrivata a Palermo, é esposta fino al 1661 poiché, a causa dell’incuria e dell’abbandono della chiesa, il viceré Don Ferdinando D’Ayala decide di donare il quadro al re di Spagna. Attualmente l’opera è esposta al Museo del Prado di Madrid. Una fedele copia della tela, dipinta dall’artista siciliano Jacopo Vignerio, è visibile nella chiesa catanese di San Francesco D’Assisi all’Immacolata.

Nel 1537 un’irruenta invasione araba costringe i palermitani a cercare riparo e a fortificare la città. Anche i monaci, residenti nella struttura, trovarono sistemazione altrove, lasciando la chiesa in balia degli eventi.

Ormai sconsacrata, nei secoli successivi, Santa Maria dello Spasimo viene riutilizzata in diversi modi: nel 1582 è sede di spettacoli teatrali; nel 1634, a causa dell’epidemia di peste che si abbatte nella provincia palermitana, diviene un lazzaretto; nell’800 è ospizio e successivamente un ospedale; alla fine della Seconda Guerra Mondiale è uno dei più grandi depositi di opere d’arte.

Nel 1997 un accurato restauro permise di riutilizzare la chiesa di Santa Maria dello Spasimo come sede del BRASS, scuola di jazz palermitana.

Il visitatore, che avrà l’opportunità di addentrarsi nella struttura, sicuramente sarà travolto dallo stupore e dalla maestosità. Non solo per la magnificenza architettonica, ma per la possibilità di osservare la compenetrazione dell’operato umano e della natura. All’interno della navata principale, infatti, degli alberi allungano i propri rami verso la parte superiore della struttura priva di tetto. Si crea, così, una stretta connessione fra la terra e il cielo. Le vibrazioni che il luogo emana sembrano generare una connessione fra una realtà terrena e una spiritualità eterea.

Martina Spampinato

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