La leggenda del pozzo di Gammazita

Fra le viuzze di via Plebiscito, nei pressi del Castello Ursino echeggia ancora la storia di una giovane donna: il suo nome è Gammazita e da secoli è l’emblema femminile fra le catanesi. Era il 1282 e la Sicilia insorgeva contro gli oppressori Angioini. Anche Catania e la sua gente affrontava le vicissitudini dei Vespri Siciliani.

Gammazita era una giovane che, com’era tipico fra le donne del rione della Judecca Suttana, si recava al pozzo di via San Calogero per attingere alle risorse d’acqua.
Fu così che un soldato francese si invaghì e tentò di abusare di lei. La donna, pur di sfuggire alle avances, preferì lasciarsi andare nell’oscurità di quel pozzo, trovando la morte.

La fonte era collocata al centro di un complesso di attività commerciali, per questo la sua presenza fu essenziale per lo sviluppo economico e urbano del quartiere. Si pensa che le sue acque fossero alimentate da rivoli del fiume Amenano che, in questa zona, prendeva il nome di Judicello.
Il 3 Marzo 1669 un terribile terremoto devastò la cittadina siciliana ricoprendola di una coltre di lava che, giunta sino al centro città, danneggiò anche l’antico pozzo.

Per il valore civico della vicenda di Gammazita, concepita come un exemplum virtutis, i cittadini catanesi alla metà del ‘700 ne avallarono il recupero.
Dall’interno di un cortile, circondato da palazzi popolari ottocenteschi, è possibile accedere ai 62 scalini che conducono direttamente al pozzo, situato 14 metri al di sotto del manto stradale. Nonostante le attuali condizioni fatiscenti, il Pozzo di Gammazita resta il cuore pulsante della vecchia città sommersa e dell’antica etica siciliana, mai doma di fronte al giogo straniero.

Martina Spampinato

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