Il “Grande Cretto”: l’opera di Burri a Gibellina

Gibellina è un piccolo paesino in provincia di Trapani il cui centro abitato sorge in una zona limitata chiamata “Gibellina Nuova”, ricostruita totalmente dopo il terremoto del belice del 1968 che rase al suolo l’intera cittadina.

Nella zona “vecchia”, attualmente inabitata, si erge una delle opere di land art più grandi al mondo: il “Grande Cretto” o “Cretto di Gibellina” ad opera dell’artista contemporaneo Alberto Burri.

Ma, prima di narrare questa fantastica storia di recupero ambientale, cerchiamo di rendere chiari alcuni concetti: che cos’è un “cretto”?

Burri si avvicina a questa tendenza artistica negli anni ’70 con l’intento di mostrare come la mano dell’artista sia un accessorio messo in secondo piano di fronte al fatalismo e al processo del tempo che modifica irrimediabilmente l’opera rendendola unica nel suo genere.

Egli, infatti, mescola prodotti come cellotex, terre bianche, colla e polveri colorate lasciando che gli agenti esterni modifichino gli impasti. Questi, successivamente, prenderanno forme particolari, simulando i terreni aridi e incolti. L’arte diventa, allora, un processo naturale, una proiezione di ciò che quotidianamente accade e che l’occhio distratto dell’uomo non nota.

Gibellina si pone alla base di questo messaggio di sensibilizzazione: le macerie compattate e riutilizzate nel “Grande Cretto” sono la metafora di una natura sconquassata, distrutta e rimasta arida ma che, comunque, può diventare simbolo di rinascita.

Il gigantesco monumento in onore della “vecchia Gibellina”, viene promosso dal sindaco Ludovico Corrao con l’intento di ricercare un riscatto post sisma che potesse ridare lustro e bellezza al territorio. Burri si recò in Sicilia di sua sponte, finanziandosi da solo il viaggio e il progetto. I lavori cominciano nel 1984 e si prolungano fino al 1989 (anche se si stima che alcuni lavori di completamento siano stati ultimati nel 2015 in onore del centenario della nascita di Burri).

Attualmente l’opera appare come una serie di fratture su un terreno cementificato, simbolo del congelamento della memoria storica e, in particolare, delle tristi vicende del terremoto del belice.

La superficie di oltre 80000 metri quadrati comprende numerose fenditure larghe dai due ai tre metri, mentre i blocchi sono alti circa un metro e sessanta.

Il percorso artistico è raggiungibile percorrendo la Strada statale 119 di Gibellina nel tratto che interseca la riserva naturale integrale Grotta di Santa Ninfa, oppure venendo dall’Autostrada A29 in direzione Mazara del Vallo.

In una vecchia chiesa, rimasta indenne dal terremoto, nel 2019, l’amministrazione comunale, guidata da Giovanni Sutera, ha promosso, con la guida dell’assessore alla cultura Tanino Bonifacio, la nascita del “Museo del Grande Cretto” in cui si rievocano le vicende e la storia della costruzione dell’opera di land art più grande al mondo.

Suggestiva resta questa storia nella memoria della Sicilia, terra mai abbattuta dalle intemperie, ma rinata plurime volte al massimo della sua bellezza. Il Cretto, infatti, è simbolo di rinascita e, citando le parole dell’assessore Bonifacio, “è un luogo di narrazione e conoscenza dove c’era vita, oggi c’è conservazione di memoria: prima era tabernacolo di morte, oggi sacrario che genera vita”.

Martina Spampinato

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