Le 10 Cose da vedere a Palermo

Palermo

10 Cose da vedere a Palermo un viaggio tra sacro e profano

10 Cose da vedere a Palermo

Palermo, città ricca di storia e tradizione, dove ancora molto forte è il legame degli abitanti alla propria terra e il senso di comunità: un luogo dove il calore dell’accoglienza si sposa perfettamente con quello del clima e dove alla bellezza del centro storico, nominato nel 2015 patrimonio dell’Unesco, si aggiunge il piacere di scoprire un ritmo di vita diverso da quello frenetico di tante metropoli.

I segni delle successive dominazioni straniere, arabi, normanni e spagnoli, si notano spesso in modo chiaro nei palazzi del centro storico, dando vita a uno stile assolutamente unico.

E proprio dal centro storico e dai suoi monumenti, meraviglie di questa città arabo normanna, può partire il nostro viaggio ideale: scopriamo insieme cose da vedere a Palermo, muovendoci fra i monumenti sacri e il profano dei mercati rionali.

Palazzo Reale o Palazzo dei Normanni 

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Di Lasterketak


Tra le 10 Cose da vedere a Palermo al primo posto troviamo il Palazzo dei Normanni

Il Palazzo dei Normanni o Palazzo Reale, che si trova in Piazza Indipendenza, è uno dei migliori esempi del mix di cultura che caratterizza Palermo.

Si tratta di uno dei monumenti più visitati di tutta la città, edificato sotto la dominazione araba, per poi essere eletto a palazzo reale da parte dei Normanni e poi degli Spagnoli, fino a ospitare, attualmente, la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Il susseguirsi dei diversi domini si può chiaramente individuare nello stile architettonico, che presenta caratteristiche derivanti dalle diverse culture: da non perdere i cortili e i giardini e soprattutto la Sala di Re Ruggero, con i suoi mosaici che rappresentano scene di caccia. 

La Cappella Palatina 

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Di Pistillo99

Lo stesso Re Ruggero che fece costruire all’interno del Palazzo Reale la Cappella Palatina, un’altra meta imperdibile: si tratta di  basilica a tre navate caratterizzata dagli incredibili mosaici in stile bizantino, tra cui il più famoso è il “Cristo Pantocratore”.

Cattedrale di Palermo

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Di Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Non lontano dal Palazzo Reale, in Via Vittorio Emanuele, incontriamo quella che è la più bella chiesa di Palermo: la Cattedrale, dagli esterni unici e particolari.

Infatti, proprio nell’architettura della Cattedrale si trovano mescolati con armonia stili diversi: l’edificio sacro sorge su quella che fu una basilica paleocristiana, diventata poi moschea e tornata chiesa durante la dominazione normanna, e di tutte queste evoluzioni si conservano delle tracce, anche se lo stile dominante è quello neoclassico, imposto per volere dei Borboni. 

E dopo aver visitato la cripta, in cui si trovano le tombe reali, tra cui quella di Federico II e di Santa Rosalia, patrona della città, non possiamo perderci una salita fino al tetto della Cattedrale, per godere di una vista unica di Palermo.

Le Catacombe dei Cappuccini

10 cose da vedere a palermo

Palermo è anche una città ricca di mistero: come quello che si respira all’interno del cimitero del Convento dei Frati Cappuccini, “il luogo dove i vivi incontrano i morti”.

Grazie a particolari condizioni climatiche, i corpi dei frati cappuccini e dei nobili che furono seppelliti nelle Catacombe del Convento subirono un processo naturale di mummificazione.

Nei secoli i frati avevano affinato le tecniche di imbalsamazione e disidratazione dei cadaveri: un’usanza proseguita fino ai primi anni del novecento. Le catacombe contengono attualmente circa 8000 mummie e la più famosa è quella della “Bella addormentata di Palermo”, una bambina di 2 anni, che si trova nella cappella di Santa Rosalia.

Il mercato di Ballarò

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Di Alexcat

Il mercato di Ballarò è probabilmente il più caratteristico di Palermo: grande e ricco di colori vivaci, al suo interno possiamo trovare un gran numero di bancarelle che offrono i prodotti tipici locali, come la frutta, la verdura, il pesce e i formaggi siciliani.

Un vero paradiso per i buongustai e un’esperienza da vivere per tutti, immergendosi nelle voci e nei profumi tipici della città.

Senza dimenticare di assaggiare i classici dello street food siciliano: piatti unici, come l’arancina, che regalano un tripudio di sapori, per poi finire in bellezza con i classici dolci della tradizione gastronomica locale.

L’Orto Botanico e Villa Giulia

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Di Cucchiara69

Se vogliamo fare una pausa dalla visita dei monumenti della città, l’Orto Botanico di Via Lincoln è la meta perfetta: i viottoli costeggiati dagli alberi sono perfetti per godersi un po’ di fresco anche nei mesi più caldi.

All’interno dell’Orto Botanico sono ospitate diverse specie di fiori e di piante da frutto, fra cui il gigantesco ficus dai rami intrecciati, che è il vero e proprio re di questo enorme giardino.

Accanto all’Orto Botanico si trova anche Villa Giulia, uno dei parchi pubblici più belli di tutta Palermo: perfetto per una passeggiata rilassante e un po’ di riposo al fresco sulle panchine.

La Chiesa della Martorana

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Di Bjs

Tra le 10 Cose da vedere a Palermo c’è sicuramente la Chiesa della Martorana

Probabilmente una delle più belle chiese bizantine in Italia, la Chiesa della Martorana, è caratterizzata da uno stile arabo-normanno su cui sono state inserite delle tarde aggiunte barocche.

Questa chiesa ha la particolarità di seguire il calendario liturgico ortodosso, perché dal XIII secolo è stata punto di riferimento della colonia albanese in Sicilia.

Le decorazioni all’interno della chiesa sono talmente belle da lasciare a bocca aperta i visitatori: in particolare il “Cristo Pantocratore”, in perfetto stile bizantino, che si trova sulla sommità della cupola.

Il Teatro Massimo

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Di Bjs

Palermo ospita il più grande teatro d’opera in Italia: il Teatro Massimo Vittorio Emanuele, che in Europa è secondo solo ai teatri dell’opera di Vienna e Parigi.

Oltre all’esperienza di assistere alla rappresentazione di un’opera famosa, possiamo anche partecipare a una delle tante visite guidate organizzate all’interno del teatro, per scoprire le sue bellezze artistiche e il “dietro alle quinte” degli spettacoli.

Il Museo Archeologico Regionale

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Di HowRapid

Poco lontano dal Teatro Massimo si trova il Museo Archeologico Regionale: tre piani di un antico palazzo in cui potremo scoprire un’incredibile collezione di opere e manufatti di diverse epoche, da quella etrusca, a quella greca, romana ed egizia.

Alcune delle opere provengono dal Tempio di Selinunte. Da notare anche la bellezza del luogo in cui queste opere sono ospitate: i cortili del palazzo sono ricchi di alberi, anche esotici, e di elaborate fontane, che creano un ambiente unico e accogliente.

La spiaggia di Mondello

Non dobbiamo dimenticare che Palermo è una città di mare: e non c’è niente di meglio che una passeggiata nel tardo pomeriggio o alla sera fra i viali alberati e le ville in stile liberty di Mondello.

Durante l’estate è possibile anche fare il bagno nel mare cristallino, ma se non amiamo l’eccessivo affollamento sicuramente i mesi primaverili e quelli autunnali sono i migliori per scoprire questa spiaggia.

Conclusioni 10 Cose da vedere a Palermo


In conclusione, Palermo è una città ricca di storia e di cultura. Ci sono molte cose da vedere e da fare in città, inclusa la sua architettura unica, i mercati e i ristoranti. Consiglio vivamente di visitare Palermo a chiunque voglia vivere un’altra parte dell’Italia.

Scala dei Turchi

La Scala dei Turchi di Realmonte

La Scala dei Turchi di Realmonte, in provincia di Agrigento, rientra senz’altro tra le mete turistiche siciliane più note e ambite sia per i turisti stranieri che per quelli italiani. Si tratta di uno dei paesaggi naturali più suggestivi e affascinanti dell’isola, che ogni anno attira migliaia di visitatori. È nota a tutti per le sue particolari pareti bianche di marna, così caratteristiche e lucenti che, non a caso, sono state scelte da molti registi per fare da sfondo ai loro film (da Giuseppe Tornatore a Pif, passando per il Commissario Montalbano).

Inoltre, la Scala dei Turchi è attualmente candidata a diventare un sito UNESCO e ad entrare nell’albo dei cosiddetti Patrimoni dell’Umanità!

Ma vediamo di andare un po’ più nel dettaglio e di svelare tutti i segreti di questo incredibile luogo!

Come è fatta la Scala dei Turchi?

La Scala dei Turchi è una falesia, ovvero una scogliera rocciosa le cui pareti cadono a picco sul mare a causa dell’intensa azione erosiva operata dal vento e dalle onde. Le sue caratteristiche pareti sono ondulate e molto irregolari, per quanto la sua forma sia comunque molto delicata e dolce, a differenza di molte altre falesie dai tratti molto più decisi.

Questo è dovuto soprattutto ai materiali di cui è formata, in particolare la marna, la roccia calcarea e argillosa che dà all’intera struttura il suo caratteristico colore bianco lucente. La struttura di questo minerale lo rende particolarmente suscettibile all’erosione del vento e delle onde marine. È stata proprio la combinazione di tutti questi fattori, dal colore incredibilmente luminoso alla sua forma caratteristica, ad aver contribuito alla fama che negli anni la Scala si è guadagnata.

Perché la Scala dei Turchi si chiama così?

Vediamo ora di rispondere ad una delle domande più comuni quando ci si approccia a questa meta, ovvero: da cosa deriva questo nome così peculiare?

Il luogo prende il suo nome dai pirati Saraceni, che i siciliani e le popolazioni locali erano soliti chiamare impropriamente e senza distinzioni turchi. Questi pirati erano famosi e temuti, nel corso del ‘500, per le loro incursioni sulla costa meridionale dell’isola, come quella agrigentina, e con tutta probabilità utilizzavano questa scogliera come luogo di approdo.

In sostanza, la particolare struttura della falesia, costituita da gradoni e da cui deriva, per l’appunto, la definizione di scala, la rendeva una sorta di porto naturale, riparato dai forti venti e quindi il luogo ideale per approdare, riposare e quindi da utilizzare come punto di partenza da cui poi saccheggiare i villaggi vicini, come quello dell’attuale Realmonte.

La Scala dei Turchi tra rischio idrogeologico, abusivismo e vandalismo

Purtroppo, negli ultimi anni questo magnifico luogo è diventato tristemente noto anche per altri eventi, e non sono poche le volte in cui è stato raccontato nelle pagine dei giornali per motivi che vanno al di là della sua bellezza naturale.

L’intero tratto di costa che ospita la Scala dei Turchi è infatti stata dichiarato a rischio idrogeologico e per questo necessita periodicamente di azioni volte a preservare la sicurezza non solo delle persone che la visitano ma anche, chiaramente, dell’ambiente. Infatti, il paesaggio costiero rischia di vedere alterata la sua struttura e la sua immagine, anche a causa delle stesse azioni umane.

Sono molte le associazioni ambientaliste, prima fra tutte Legambiente, che hanno denunciato da una parte la massiccia presenza turistica che spesso non è stata regolamentata, negli anni passati, in modo sostenibile e, dall’altro, l’abusivismo di alcune strutture che sono state edificate a ridosso della scogliera. Fortunatamente, negli ultimi tempi, sono stati fatti alcuni passi avanti: nel 2013, grazie all’intervento di molte associazioni e dello stesso Comune di Realmonte, è stato abbattuto un ecomostro che deturpava l’ambiente della Scala dei Turchi e l’area è stata interamente riqualificata.

Tuttavia, la Scala dei Turchi è stata in tempi recenti nuovamente protagonista di un fatto increscioso: lo scorso gennaio 2022, dei vandali si sono introdotti nella riserva e hanno danneggiato e imbrattato con della sostanza rossa i gradoni della struttura. La scogliera di marna è stata poi prontamente ripulita dai volontari e si appresta ad essere ancora una volta aperta alla collettività.

In generale, un turismo sostenibile e rispettoso è senza dubbio possibile. La Sicilia è una terra estremamente ricca di paesaggi e ambienti meravigliosi che devono certamente essere aperti ai visitatori e alla collettività tutta. Per permettere tutto questo, tuttavia, è ovviamente necessaria la collaborazione di tutte le parti coinvolte, turisti compresi.

Come arrivare alla Scala dei Turchi

Raggiungere questo paradiso naturale è piuttosto semplice. Da Agrigento, non bisogna fare altro che imboccare la SS115/SS640 da via Francesco Crispi: da lì il sito dista soltanto 16 km. Invece, se preferite i mezzi pubblici, allora vi basterà sapere che nella Valle dei Templi di Agrigento è attivo un autobus turistico che vi porterà fino alla Scala dei Turchi. Sul luogo ci sono inoltre diversi parcheggi autorizzati a pagamento, per cui il posteggio non sarà certo un problema.

Cosa vedere nei pressi della Scala dei Turchi

Una volta arrivati, potrete trovare nei pressi della Scala una fantastica spiaggia stretta tra la falesia e il mare, dove potrete godervi appieno la bellezza del paesaggio. Per raggiungerla, dovrete percorrere a piedi un percorso tra i gradoni di roccia, ma non troppo impegnativo.

Inoltre, da maggio a settembre è anche possibile fare delle escursioni in barca o gommone di circa 4 ore, in modo che possiate ammirare il litorale e la Scala in tutta la loro magnificenza.

Ma non solo! L’intero tratto di costa offre a turisti e visitatori molti luoghi suggestivi e interessanti, come la piscina naturale di Monterosso e Acquadolce e, a soli 2 km dalla Scala, le incredibili grotte della Miniera di Salgemma. Quest’ultima è costituita da decine di gallerie sotterranee e nasconde un gioiello unico al mondo: la Cattedrale di Sale, realizzata dai minatori stessi intorno al 2000 e posta ad una profondità di circa 60 metri. Al suo interno ogni cosa, dall’altare alle statue, è stata realizzata unicamente con il salgemma. È sicuramente una meta che non può mancare nel vostro tour!

Riserva dello Zingaro, una delle bellezze siciliane

riserva dello zingaro

Riserva dello Zingaro, una delle più belle riserve naturali in Sicilia

Cosa vedere in Sicilia: la bellezza della Riserva dello Zingaro

In Italia esistono dei posti magici, incontaminati, preservati che consentono di ammirare passo per passo un paesaggio unico, immerso nella natura, la Riserva dello Zingaro in Sicilia è uno di questi. La riserva dello Zingaro non è altro che un’area naturale protetta che comprende la zona ovest del golfo di Castellamare in provincia di Trapani. Quello che differenzia questa costa è che non è presente alcuna strada, quindi non ci sono opere cementizie realizzate dall’uomo. Ovviamente la decisione di non costruire è stata volontaria, proprio per preservare un luogo di così rara bellezza. 

Infatti nel 1976 erano già iniziati dei lavori per la costruzione del tratto litorale che univa Scopello a San Vito Lo Capo. Questi lavori però vennero in seguito interrotti da una serie di interventi ambientalisti che hanno portato ad una marcia di protesta nel 1980. Nel 1981 questa lotta portò ad un risultato davvero sorprendente, infatti venne istituita la Riserva naturale orientata dello Zingaro. 

Se ti chiedi cosa vedere in Sicilia e soprattutto dove puoi trovare alcune tra le più belle spiagge siciliane non puoi non visitare questo luogo davvero unico. 

La storia della Riserva dello Zingaro

Questo territorio prima di diventare una riserva naturale era abitato da famiglie che vivevano in questo posto immerso nella natura. L’ultima famiglia ad abitare nella riserva risale al 1960. Era una famiglia di contadini, la loro abitazione oggi è diventata un vero e proprio museo, il famoso “museo dell’intreccio”. Questa riserva è ricca di peculiarità, infatti così come allora anche oggi per spostare merci oppure semplicemente per trasportare l’acqua da un posto all’altro è necessario utilizzare i muli, dato che nessun mezzo può accedere in questi terreni. 

Il territorio fu abitato da un’ultima famiglia di contadini fino a circa il 1960, nella casa che oggi è il museo dell’intreccio, ristrutturato nel 2013. Gli abitanti per trasportate le merci e l’acqua usavano i muli. Oggi per il trasporto dei rifiuti e delle merci in generale, si usano sempre i muli, unico mezzo di trasporto possibile.

In questo momento l’Azienda Regionale Foreste Demaniali si occupa della gestione della Riserva dello Zingaro. 

Perché la riserva dello zingaro è unica?

Camminare in questo luogo significa vivere un’esperienza unica, infatti avrai la possibilità di vedere un mare limpido dal color turchese e le spiagge siciliane ricoperte da tantissimi minuscoli ciottoli bianchi che danno loro una colorazione unica. In questo paesaggio unico sono presenti anche diverse grotte, le palme nane e la famosa grotta dell’Uzzo. Oggi se ti chiedi cosa vedere in Sicilia dovresti necessariamente visitare la Riserva dello Zingaro, devi sapere però che questo posto è possibile esplorarlo solo a piedi, quindi non usando alcun mezzo. 

Esistono 5 percorsi che sono percorribili facilmente con scarponi da trekking per non rischiare di scivolare ed è sicuramente consigliabile portare con sé delle borracce d’acqua. Uno dei migliori percorsi è quello che fiancheggia la costa per 7 km da Scopello fino a San Vito Lo Capo. Camminando in questo sentiero della Riserva dello Zingaro è possibile vedere le famose calette a cui è possibile anche accedere, tra cui:

    – Cala Disa;

    – Cala Beretta;

    – Cala Capreria;

    – Cala Marinella;

    – Cala Tonnarella dell’Uzzo;

    – Cala Torre dell’Uzzo;

    – Cala Varo. 

Ognuna di queste è davvero unica, sono spiagge siciliane in cui si possono vivere dei momenti davvero piacevoli anche con la propria famiglia. Ovviamente si potranno fare anche dei rigeneranti bagni nello splendido mare siciliano. Oltre a queste cale è possibile anche vedere tanto altro nella Riserva dello Zingaro. 

Le sirene della riserva dello zingaro

Il divertimento in questa riserva non manca, soprattutto per i bambini che potranno divertirsi con tante attività marine speciali. Infatti grazie all’Aquamarine Sea Passion Sicily e Sirenes Mermaid Lifestyle, sarà possibile fare delle escursioni in mare, delle lezioni di yoga, uscite di snorkeling fino ad arrivare anche alla danza Gypsy. Sono presenti anche delle istruttrici vestiti da sirene che consentiranno ai bambini di immergersi in un mondo magico a stretto contatto con la natura.

Se ti chiedi cosa vedere in Sicilia, sicuramente nel tuo itinerario non possono mancare attività di questo tipo che di sicuro potrai ricordare per tanto tempo.

I musei nella riserva dello zingaro

All’interno della riserva sono presenti ben 5 musei che sono dedicati a diverse tematiche:

    – La pesca del tonno rosso;

    – Le attività marinare;

    – La lavorazione del grano;

    – La civiltà contadina e l’arte dell’intreccio della giummara e l’utilizzo della manna;

    – Il museo naturalistico della fauna e della flora. 

Infatti nella riserva dello zingaro sono presenti diversi rapaci tra cui anche l’aquila del Bonelli, un esemplare unico che sorvola i cieli di quest’area. 

La Tonnara di Scopello

Questo è considerato da molti la location più bella della Riserva dello Zingaro, infatti anche per queste ragioni è stata scelta per girare diversi film tra cui il famosissimo Commissario Montalbano. Questa è una costruzione molto antica che veniva utilizzata dai pescatori della zona come base per la pesca dei tonni. Oggi la Tonnara è diventata un vero e proprio museo tra i faraglioni, ma fino agli anni 80′ era ancora in funzione. Visitare la Tonnara significa poter osservare un luogo ricco di storia e sicuramente molto piacevole da vedere. 

Conclusioni

Se stai pensando di organizzare un viaggio in Sicilia, la Riserva dello Zingaro è una meta di cui non puoi fare assolutamente a meno. Quindi non perdere altro tempo e vivi questa esperienza che ricorderai sicuramente per molto tempo. 

Le catacombe dei Cappuccini: il lato oscuro di Palermo

Palermo è il luogo per antonomasia del sole, della bellezza paesaggistica, dei litorali più suggestivi della Sicilia che si mescolano insieme al raffinatissimo gusto artistico del centro urbano.

Conoscete, però, il lato più oscuro e macabro? SicilianMagpie vi farà passeggiare fra i sotterranei delle Catacombe dei Capuccini.

Il complesso si erge nei sotterranei della chiesa di Santa Maria della Pace, nel cuore del quartiere Cuba.

Una ripida e buia scala conduce il visitatore in un angusto cimitero sotterraneo caratterizzato da un’aura mistica e tenebrosa. Al suo interno, più di 8000 salme mummificate vengono esposte secondo l’ordine di ceto, sesso e ruolo sociale.

Si pensa che fu progettata nel ‘500 al fine di conservare i corpi dei frati cappuccini. Negli anni, però, anche la borghesia palermitana fu attratta dal fascino di rendere immortale la gloria dei defunti, tuttavia il costo ingente dei processi di imbalsamazione rede la pratica uno status symbol.

Monaci, ricchi commercianti, ufficiali in divisa, vergini in abito da sposa, bambini in vesti da festa vengono esposti con pose disparate cercando di sfuggire all’oblio e al disfacimento della materia.

Le mummie si presentano in diversi stati di conservazione: alcune perfettamente intatte sembrano eludere il tempo, altre ormai sono corpi deformi in abiti polverosi di epoche passate.

Fra queste la più conosciuta è la salma della piccola Rosalia Lombardo. Morta nel 1920 a soli due anni per una brutta polmonite. Il padre decise di colmare il dolore dell’assenza rendendo eterna la candida bellezza della bambina. Il professore Alfredo Salafia fu assai abile nella sua opera da rendere la bambina eterna, assorta in un lungo sonno.

Attualmente la piccola col fiocco rosa in testa, soprannominata “la bella addormentata”, è rinchiusa in una teca satura di azoto al fine di evitare l’avanzamento dei segni di decomposizione.

Nel XVII secolo il luogo diventò tappa del Grand Tour in quanto non solo pezzo fondamentale della storia palermitana, ma luogo di riflessione sull’effimera permanenza dell’uomo sulla terra.

Il luogo ispirò non solo le considerazioni di grandi visitatori come Thomas Mann, ma anche l’estro di alcuni celebri artisti: Calcedonio Reina, ad esempio, realizzò la tela “Amore e Morte”, attualmente conservata a Catania nella pinacoteca del Castello Ursino. L’ossimorica rappresentazione dei due amanti all’interno delle catacombe dei cappuccini riecheggia la mitologica lotta fra “Eros e Thanatos” ovvero Amore e Morte, la potenza della vita in conflitto con l’inequivocabile destino umano.

Si consiglia la visita del luogo ai visitatori curiosi e amanti del brivido, ma anche a chi, semplicemente, vuole riflettere sulla vita e sul tempo.

Martina Spampinato

Marsala: terra delle saline e dei tramonti più belli d’Italia.

La Sicilia Occidentale porta il vessillo dei paesaggi più rari che possano esistere nell’intero territorio. La bellezza e l’unicità del suo ambiente è adatta a chi ama confondersi con la natura, per provare sensazioni primitive ed inebrianti.

SicilianMagpie vi porterà a Marsala per scoprire la storia delle sue Saline.

Lo “stagnone di Marsala”

A pochi chilometri di distanza dal centro abitato di Marsala, terra produttrice di uno dei liquori più conosciuti in Italia, si erge una riserva naturalistica inglobata fra le quattro isole di Mozia, Isola Grande, Schola e Santa Maria. Al suo interno il mare disegna una grande laguna o “Stagnone” caratterizzata da acque basse e dalle temperature al di sopra del normale.

Il territorio, che basava la propria economia su pesca e commercio, fin da epoche antiche, venne sfruttato per la produzione di sale. Proprio nel XV secolo, per volere degli Spagnoli presenti nella regione, vennero costruiti dei mulini per il pompaggio dell’acqua e la macinazione del sale.

Ancora oggi grandi produttori di sale, come l’azienda Sosalt, operano nella zona rendendola unica nel settore.

Lo Stagnone di Marsala, però, si contraddistingue per il suo paesaggio stupefacente, a tratti etereo. Una piacevole passeggiata al tramonto può trasformarsi in una vera e propria esperienza sensoriale. I colori sono gli elementi principali che inebriano lo sguardo del visitatore: il luminoso bianco dei cumuli di sale si mescola al rosso delle acque che riflettono i raggi del sole che ormai sta per lasciar spazio alla sera. Per questo motivo, i suoi tramonti vengono considerati fra gli spettacoli naturali più suggestivi che esistano.

In onore di Expo2015, le saline di Marsala vennero dichiarate paesaggio più bello d’Italia. L’unicità della sua natura, quindi, rende questo territorio una tappa fondamentale per chi è interessato alla bellezza primordiale della Sicilia.

Martina Spampinato

Il castello di Donnafugata: storia ed incanto a Ragusa.

Ognuno di noi, sin da piccolo, ha immaginato di essere il principe o la principessa di un lussuoso castello, circondato da luccichii e sfarzi. SicilianMagpie realizzerà questo sogno facendovi scoprire le meraviglie del castello di Donnafugata.

Storia e mito

A circa 15 km dalla città di Ragusa, il catello di Donnafugata ammalia l’osservatore per l’imponenza e la bellezza della sua struttura neogotica.

L’origine del suo nome non è ben chiara, diverse sono le ipotesi articolate: si narra si colleghi alle vicende della regina Bianca di Navarra che, vedova del re Martino I D’Aragona, venne imprigionata dal conte Bernardo Cabrera, ossessionato dalla sua bellezza e dalla possibilità di aspirare al trono di Sicilia. La donna riuscì a fuggire dalle grinfie dell’oppressore e le vicende della “ronna fugata” o “donna fuggita” donarono il nome a questa zona.

Altri affermano che il termine derivi dall’arabo “ عين الصحة” o Ayn al-Ṣiḥḥat ovvero “fonte della salute” che in siciliano diviene “ronnafuata” da cui prende spunto l’attuale denominazione.

La costruzione è databile intorno al XIV secolo per volere della famiglia Chiaramonte, conti di Modica. Fino al ‘700 le notizie storiche sono incerte, tutte basate sulle leggende popolari del luogo sulla regina Bianca di Navarra e sul conte Bernardo Cabrera.

Successivamente, nel 1648, divenne la masseria fortificata di Vincenzo Arezzo-La Rocca, barone di Serri. Le modifiche più evidenti si ebbero nell’800 per volere del barone Corrado Arezzo, uomo eclettico e dal raffinato gusto artistico.

Seguirono anni di incuria in cui l’edificio restò totalmente abbandonato a sé stesso. Solo nel 1982 il comune di Ragusa lo acquistò e, dopo numerosi lavori, permise la fruibilità ai visitatori.

Struttura del Castello di Donnafugata

La magnificenza del Castello di Donnafugata è percepibile sin dalla visione del maestoso giardino. Esso, infatti, si estende per oltre 8 ettari e si pensa che, in passato, fosse caratterizzato da numerosissime specie di piante provenienti da tutto il mondo. La particolarità di questo consiste nelle “distrazioni” sparse fra il verde: grotte artificiali con stalattiti finte, un tempietto circolare, un coffee house per il ristoro degli ospiti e il particolarissimo labirinto in pietra.

La struttura dai tratti neogotici, presenta un ingresso arricchito con merli e piccole colonne con capitelli decorati. Attraverso questo, si può accedere ai sontuosi interni: tre piani con 120 stanze dagli arredi lussuosissimi.

Il contesto architettonico e la maestosità degli interni hanno ispirato numerosi scrittori e registi: Luchino Visconti girò alcune scene del film “Il Gattopardo” (tratto dal celebre romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa), il celebre salone del biliardo fu sede di alcuni frame del film “I Vicerè” (tratto dall’omonimo romanzo di De Roberto), la terrazza venne utilizzata come ambientazione per un episodio della serie “Il commissario Montalbano” che trae spunto dalla penna del maestro Camilleri, etc.

Il visitatore che si introdurrà in questo magnifico luogo avrà la possibilità di vivere un’esperienza anacronistica e potrà immergersi nella cultura e nel gusto artistico dell’antica nobiltà siciliana. La tappa, per questo motivo, diviene imperdibile per chi ha la possibilità di visitare la zona ragusana.

Martina Spampinato

Cosa vedere a Catania in 60 minuti

Cosa vedere a Catania in 60 minuti vuole essere d’aiuto a tutte quelle persone che per un motivo o per un altro si trovano a Catania e non hanno molto tempo.

Prima di cominciare con il percorso consigliato da SicilianMagpie va sottolineato un aspetto importante. Il percorso prevede soste brevissime nei monumenti tra i 3 e 5 minuti. Ok? Andiamo!!!

Partenza da Piazza Duomo

La piazza più importante della città dove troviamo l’elefante simbolo di Catania e il bellissimo Duomo. Se guardiamo, con il Duomo di fronte, a destra c’è il Palazzo dei Chierici e a sinistra il Palazzo degli Elefanti.

Camminando per via Etnea, l’arteria principale della città,  a 120 metri troviamo Piazza Università e ci troveremo a sinistra il Palazzo Università.

Continuando con “Cosa vedere a Catania in 60 minuti” proseguendo per via Etnea a 75 metri sempre sulla sinistra troviamo la Basilica Collegiata.

Continuando a salire per la stessa via a 250 metri troviamo sempre dal lato sinistro la Chiesa San Michele Arcangelo ai Minoriti.

Sempre su via Etnea salendo ancora di 250 metri si arriva in piazza Stesicoro e alla nostra sinistra troveremo l’anfiteatro Romano

Salendo per la piazza, con l’anfiteatro sulla destra, di fronte ci troveremo la chiesa di San Biagio.

Con la chiesa alle spalle tornando a scendere verso via Etnea ci troviamo subito sulla destra via Manzoni, percorrendone un breve tratto, bisogna prendere la seconda traversa sulla destra  via Penninello, una piccola via ricca di locali, in cima di questa troviamo delle scale che ci porterà in via Crociferi. Sembra difficile ma in realtà ci vogliono 5 min circa 300 metri.

Via Crociferi, la via del barocco ricca di stupendi monumenti. Percorrendola tutta ci troveremo in via Vittorio Emanuele a 100 metri dal Duomo alla nostra sinistra.

Finiamo così il tour di Cosa vedere a Catania in 60 minuti Così siamo tornati al punto di partenza.

Speriamo vi sia piaciuto il giro!!! 

Lasciateci un commento!!

Tradizione culinaria e folklore: Palermo e i suoi mercati.

Fin da epoche antiche, la cittadina palermitana ha basato la propria economia sul commercio e sullo sfruttamento delle risorse territoriali. I mercati di Palermo, infatti, possono considerarsi il vero cuore pulsante della città, un tuffo nella storia e nella tradizione del capoluogo siciliano.

SicilianMagpie vi guiderà in questo viaggio, fra voci,odori e sapori.

Vucciria

E’ il più famoso dei mercati di Palermo. Non a caso, per la sua antica e costante attività, le voci popolari affermano che “i balati ra Vucciria ‘un s’asciucanu mai” (dal dialetto “il manto stradale della Vucciria non si asciuga mai”).

Il suo nome affonda le proprie radici nel dialetto palermitano: “vucciria“, infatti, significa “vocio”.

Essendo uno dei centri commerciali più vicini al porto, sin dal XII secolo, è stato luogo di interesse di mercenari pisani, genovesi, veneziani. La concentrazione di piccole botteghe di artigiani, bancarelle, macellerie e banchi del pesce hanno attratto i visitatori fin da epoche molto antiche.

Cucuzzeddi, pisci friscu, stigghiole, frutta di tutti i tipi, etc” sono, ancora oggi, pubblicizzati a gran voce dai commercianti del posto. Lo sviluppo gastronomica ha permesso anche l’apertura di molti locali cultori della tradizione culinaria che permettono al turista di immergersi completamente nella cultura del posto.

La Vucciria, però, cambia il suo volto al calar del sole. Nelle ore serali, infatti, si costella di locali e pub, diventando un punto di riferimento della movida palermitana.

Ballarò

E’ il più antico dei mercati di Palermo. Si irradia dai bastioni di Corso Tukory fino a via Vittorio Emanuele e via Maqueda.

I suoi “buciari“, o commercianti, sono i più conosciuti per la vendita di primizie derivanti dalle limitrofi campagne palermitane e per i cibi della tradizione cotti all’interno delle proprie botteghe o bancarelle.

In antichità era il luogo prediletto dai commercianti arabi. In esso,infatti, si potevano trovare spezie e preziose sete provenienti dai paesi medio-orientali.

Ballarò, però, non è solo tradizione culinaria. Negli ultimi anni è diventato la culla dell’arte contemporanea. Grazie al progetto “Cartoline da Ballarò“, la zona del mercato è diventata uno dei centri più celebri della street art siciliana. Artisti come Igor Scalisi Palminteri, Andrea Buglisi, Alessandro Bazan, Angelo Crazyone, Fulvio di Piazza hanno abbellito la zona Ballarò/Albergheria con dei sensazionali murales che rendono questa tappa unica ed immancabile nei tour turistici.

Il Capo

Da porta Carini a via Beati Paoli si estende uno dei più popolari mercati di Palermo: il Capo. Anch’esso di origine musulmana, diventa il luogo per eccellenza dei frati Agostiniani che risiedevano nell’omonima chiesa del quartiere. Un lungo budello di bancarelle e negozietti si allunga rendendo questo luogo folkloristico e utile per l’acquisto dei prodotti della tradizione palermitana.

Borgo Vecchio

Anch’esso uno dei mercati tipici palermitani. Le sue numerose bancarelle si collocano fra Piazza Sturzo e Piazza Ucciardone.

E’ l’unico mercato che rimane aperto fino alle ore serali, permettendo al visitatore di poter usufruire dei prodotti tipici in qualsiasi momento. Per questa sua peculiarità, è il punto di riferimento di molti giovani palermitani che si incontrano qui per cenare ed organizzare le proprie serate.

Il mercato delle pulci

Nato nel periodo del dopoguerra, il mercato delle pulci diviene il fiore all’occhiello e la testimonianza diretta della storia palermitana.

Le piccole e permanenti botteghine in lamiera costellano piazza del Papireto con particolarissimi cimeli antichi rendendo questo luogo una tappa fondamentale per il turista a Palermo.

In esso, oltre alle opere di antiquariato, possiamo trovare manifatture degli anni Sessanta e Settanta e piccoli banchi di artigiani con gioielli e altri oggetti fatti a mano.

Martina Spampinato

Santa Maria dello Spasimo: al confine con il cielo.

Avete mai visto una chiesa senza tetto, al confine con il cielo? Non c’è da sorprendersi se vi troviate nei pressi di Palermo. Nell’antico quartiere ebraico, detto la “Kalsa“, si erge una delle più suggestive opere architettoniche della zona: Santa Maria dello Spasimo.

La sua storia risale al 1509 quando Giacomo Basilicò, devoto alla Madonna, di ritorno da un viaggio a Gerusalemme, decide di finanziare la costruzione di una chiesa dedicata al dolore di Maria dinnanzi alla morte del figlio crocifisso. L’edificazione avviene in uno dei terreni di Basilicò adiacente alla vecchia porta d’ingresso della città.

La chiesa, il chiostro, il campanile, il dormitorio, il cimitero e l’orto, secondo il progetto, dovevano essere pronti entro 6 anni dal posizionamento della prima pietra. In realtà, a causa dell’ambizioso progetto e dei fondi carenti, i lavori non vengono portati a compimento lasciando, fino ai giorni nostri, una grande opera incompiuta.

Curiosa è la vicenda collegata alla committenza di un quadro destinato ad abbellire la straordinaria sede. Si narra, infatti, che nel 1516 Basilicò commissiona al celebre Raffaello Sanzio il famoso “Spasimo di Sicilia”. Successivamente, al termine dei lavori, l’opera è imballata e imbarcata in una nave che, durante il viaggio, affonda. Inspiegabilmente, però, degli uomini ritrovano la tela nelle coste di Genova in perfetto stato di conservazione. Arrivata a Palermo, é esposta fino al 1661 poiché, a causa dell’incuria e dell’abbandono della chiesa, il viceré Don Ferdinando D’Ayala decide di donare il quadro al re di Spagna. Attualmente l’opera è esposta al Museo del Prado di Madrid. Una fedele copia della tela, dipinta dall’artista siciliano Jacopo Vignerio, è visibile nella chiesa catanese di San Francesco D’Assisi all’Immacolata.

Nel 1537 un’irruenta invasione araba costringe i palermitani a cercare riparo e a fortificare la città. Anche i monaci, residenti nella struttura, trovarono sistemazione altrove, lasciando la chiesa in balia degli eventi.

Ormai sconsacrata, nei secoli successivi, Santa Maria dello Spasimo viene riutilizzata in diversi modi: nel 1582 è sede di spettacoli teatrali; nel 1634, a causa dell’epidemia di peste che si abbatte nella provincia palermitana, diviene un lazzaretto; nell’800 è ospizio e successivamente un ospedale; alla fine della Seconda Guerra Mondiale è uno dei più grandi depositi di opere d’arte.

Nel 1997 un accurato restauro permise di riutilizzare la chiesa di Santa Maria dello Spasimo come sede del BRASS, scuola di jazz palermitana.

Il visitatore, che avrà l’opportunità di addentrarsi nella struttura, sicuramente sarà travolto dallo stupore e dalla maestosità. Non solo per la magnificenza architettonica, ma per la possibilità di osservare la compenetrazione dell’operato umano e della natura. All’interno della navata principale, infatti, degli alberi allungano i propri rami verso la parte superiore della struttura priva di tetto. Si crea, così, una stretta connessione fra la terra e il cielo. Le vibrazioni che il luogo emana sembrano generare una connessione fra una realtà terrena e una spiritualità eterea.

Martina Spampinato

La “nobilissima civitas” di Tindari

tindari

Nei pressi di Patti, paesino del messinese, si erge un promontorio a picco sul mar Tirreno nella cui cima si radica la piccola cittadina di Tindari.

La natura che fa da cornice al centro abitato è particolare ed unica nel suo genere. Ai piedi dell’altura troviamo la spiaggia di Marinello che si allarga e restringe influenzata dalle maree. Poco distante dalle acque cristalline, su un costone, si trova una grotta che, secondo una leggenda, era abitata da una maga che sfogava le proprie ire affondando le dita nelle rocce, proprio a questo sono ricollegati i numerosi fori presenti.

Le origini di Tindari sono antiche: diventa colonia greca nel 396 a.C. per volere di Dionisio I e prende il suo nome da Tindaro, re di Sparta.

Nel 256 a.C., durante la battaglia di Tindari, i Romani conquistano il territorio sancendo la fine dell’egemonia cartaginese nel territorio. Diventa colonia romana nel 36 a.C. e Cicerone la descrive come una “nobilissima civitas”.

Il suo aspetto muta nel 535 diventando una maestosa sede bizantina, totalmente rasa al suolo nell’836 per mano degli Arabi.

Passeggiando fra le strette vie, nel punto più alto del promontorio, vecchia sede dell’acropoli, si erge il Santuario della Madonna di Tindari. Al suo interno, scolpita in legno di cedro, si trova una particolarissima Madonna nera assisa su un trono con il bambino in grembo. Ai piedi della statua un’iscrizione, che riprende il “Cantico dei cantici”, afferma “Nigra sum sed formosa” giustificando la particolare scelta artistica e stilistica che la rende unica nel suo genere. Tra il 7 e l’8 settembre si celebra, secondo le tradizioni marinare e liturgiche, la festa in onore alla vergine o “Matri ‘u tinnaru”.

La città antica è racchiusa in un’area archeologica ancora oggi ben conservata. Le mura di cinta, risalenti al III secolo a.C., si estendono per quasi 3 km in una doppia cortina in pietra arenaria.

Il maestoso Teatro Greco di Tindari, invece, risale al IV secolo a.C. Sfruttando la grande conca nella collina, la sua platea può ospitare più di 3000 spettatori. In epoca romana viene modificato al fine di poter ospitare i giochi dell’Anfiteatro.

Tindari fu musa ispiratrice di alcuni scrittori: Andrea Camilleri ambienta un’avventura di Montalbano in questa terra. “La gita a Tindari” è anche uno dei più noti episodi dell’omonima serie televisiva. È luogo felice d’infanzia per Salvatore Quasimodo che in “Vento a Tindari” lo ricorda con nostalgia e tristezza. Mito, cultura, arte e bellezza paesaggistica rendono unico e pittoresco questo piccolo borgo, tappa imperdibile per chi viaggia nei pressi della costa tirrenica.

Martina Spampinato