Catania e la festa di Sant’Agata

Febbraio si avvicina e Catania prepara il suo cuore per uno degli eventi più importanti dell’anno: la festa di Sant’Agata.

I rioni si riempiono di luci colorate, di rumori, botti, suoni di bande e urla di gioia. Fra le vie un profumo dolciastro di mandorle zuccherate e di torrone inebria l’olfatto dei visitatori, proiettandoli in un’atmosfera eterea e guizzante.

SicilianMagpie vi farà conoscere la storia della santuzza e della sua festa, una delle più conosciute e seguite al mondo.

La storia

La giovane Agata apparteneva ad un’importante famiglia patrizia vissuta nel III secolo a Catania. Spinta da una forte vocazione, dedicò la propria vita a Dio e alla religione cristiana.

La sua spiccata bellezza attirò l’attenzione del governatore romano Quinziano, che decise di volerla prendere in moglie.

La ragazza resistette e allontanò da sé le avances rifugiandosi, ad un certo punto, nella villa palermitana di famiglia. Questo non bastò. Quinziano la scovò e la richiamò forzatamente a Catania. I suoi tentativi furono vani, Agata non vacillò mai, neanche quando il perfido governatore decise di sottoporla ad atroci martiri come il carcere e la mutilazione dei seni. Arresosi al triste destino, l’uomo decise che, se non avesse potuto amare Agata, nessun altro avrebbe dovuto godere della sua bellezza. Così, il 5 febbraio del 251, la condannò a morte gettandola all’interno di una fornace ardente. Si narra, però, che un terribile terremoto, segno di volontà divina secondo i cittadini, non portò totalmente a compimento il supplizio. Purtroppo, però, Agata morì comunque durante la notte a causa delle atroci ferite.

Quinziano, mosso dalla collera, decise di appropriarsi dei beni della giovane ma, nei pressi del fiume Simeto, i suoi cavalli impazzirono gettandolo in acqua dove morì annegato.

La festa

Catania amò la sua picciridda (bambina) fin da subito vedendo in lei non solo l’elemento divino, ma l’esempio di una città che non si piega.

Si pensa che, già un anno dopo la sua morte, i catanesi cominciarono a idolatrarla organizzando delle manifestazioni in suo onore. Le origini dei festeggiamenti non sono ben note, alcuni pensano che prendano spunto da antiche feste pagane.

In realtà, ciò che somiglia di più alle attuali celebrazioni, risale al 17 agosto del 1226 quando due soldati riportarono a Catania le spoglie della Santa, trafugate nel 1040 e portate a Costantinopoli. Si narra, infatti, che i due arrivarono in mare durante la notte e i catanesi, colti nel sonno, accorsero in sottana da notte (una tunica bianca lunga fino alle ginocchia e un copricapo nero) sventolando un fazzoletto bianco per salutare la Santuzza ormai tornata a casa.

Oggi i festeggiamenti si svolgono dal 3 al 5 febbraio. Le giornate sono articolate così:

  • Il 3 febbraio ha inizio la festa con la cosiddetta processione della “luminaria”. Ad essa partecipano le cariche politiche ed ecclesiastiche della città catanese, in una sontuosa parata che procede dalla chiesa di Sant’Agata alla Fornace o carcaredda fino alla Cattedrale in piazza duomo. Preceduti dalla sfilata delle cannalore, il sindaco ed altre autorità civili ed ecclesiastiche procedono all’interno di bellissime carrozze settecentesche appartenute al Senato catanese. Da qui deriva la dialettale nomina della festa da carrozza do Sinatu.

In serata, piazza Duomo accoglie i cittadini per uno spettacolo pirotecnico mozzafiato che incanta dai bambini ai più grandi. In genere si organizzano anche concerti in onore della Santa e, in occasione dei festeggiamenti, locali di ristorazione e musei restano aperti per allettare i visitatori e i cittadini.

  • Giorno 4 febbraio Catania si prepara per il giro esterno della città. Alle prime luci del mattino, una folla di fedeli si accalca davanti alle porte della Cattedrale in attesa dell’apertura per la messa dell’aurora. Alla fine di questa, si procede con il posizionamento del busto reliquiario all’interno del fercolo. Quest’ultimo verrà trainato dai fedeli per un lungo percorso che procede da porta Uzeda, seguendo gli archi della marina e le mura della città. Sosterà, successivamente, in piazza Carlo Alberto in prossimità del Santuario della Madonna del Carmelo. Il giro continua in piazza Stesicoro dove si trovano le più importanti chiese che ricalcano le vicende del culto: Sant’Agata al Carcere e Sant’Agata alla Fornace. Si procede con la acchianata dei Cappuccini (una strada ripida che viene fatta di corsa, in tre riprese, fino a raggiungere via santa Maddalena). Qui un’altra sosta nella chiesa di Sant’Agata la Vetere, la prima costruita in onore della martire. Il giro procede per via Plebiscito e le strade dell’antico corso, preceduta dalle candelore e dai fedeli che portano sulle spalle grandi cerei, doni votivi per grazie ricevute o richieste. In prossimità del del Fortino e del Corso Indipendenza la Santuzza verrà omaggiata di sensazionali spettacoli pirotecnici. Il giro, in genere, si conclude alle prime luci del mattino con il ritorno in Cattedrale.
    • Giorno 5 febbraio la festa ha inizio con il pontificale, a cui partecipano le più importanti cariche ecclesiastiche siciliane. Si procede da via Etnea fino alla Villa Bellini, continuando per il Borgo (sosta famosissima per l’emozionante spettacolo pirotecnico) e tornando indietro fino ad arrivare ai Quattro Canti. Da qui ha inizio l’Acchianata di Sangiuliano (o salita di Via Antonino di Sangiuliano), celebre perché in passato veniva percorsa dai fedeli correndo, oggi questa usanza è stata interrotta per i numerosi incidenti avvenuti, costati la vita ad alcuni devoti. In via dei Crociferi ha inizio una delle manifestazioni più belle e suggestive dell’intera festa: da dietro i cancelli del sagrato del convento delle Clarisse, le suore intonano un dolce e commovente canto per la Santa. Dopo il fercolo torna in Cattedrale ed Agata saluta i suoi affezionati fedeli.

La festa però non si conclude qui. Otto giorni dopo, esattamente il 12 febbraio, i fedeli danno l’ultimo saluto della stagione alla Santuzza che, per l’occasione, viene trasportata per un breve giro.

Inoltre, il 17 agosto, i catanesi celebrano il ritorno in patria di Agata che, nel 1040, venne trafugata e portata a Costantinopoli.

Le Candelore

Le Candelore o cannalori sono uno dei simboli più importanti del folklore e delle festività agatine. Ma cosa sono? Le corporazioni delle arti e dei mestieri catanesi, in voto alla Patrona, costruirono queste dodici strutture in legno decorate in oro con ornamenti barocchi e floreali. Sin dalla fine di gennaio, la città si prepara alla festa, organizzando delle giocose parate in cui le candelore, trainate da uomini forzuti, “ballano” a ritmo delle entusiasmanti musiche suonate dalle bande dei quartieri.

La tradizione culinaria

Come si è precedentemente detto, durante la celebrazione della festa, Catania è inebriata da odori e sapori. Esiste una vera e propria tradizione culinaria catanese legata alla pasticceria in onore della Santa picciridda.

La città si riempie di bancarelle colorate in cui caramelle, torrone, mele caramellate, crispelle dolci e salate, calia e simenza (semi di zucca e ceci tostati), mandorle e pistacchi con zucchero fanno da padroni. Le pasticcerie, già dai primi giorni di febbraio, preparano le proprie vetrine con piccole cassate che riprendo le forme dei seni femminili, rievocando il martirio della Santa e per questo chiamate in gergo minnulicchie di Sant’Agata. Le olive in marzapane o aliveddi sono un altro dolce della tradizione. Si pensa siano ricollegata alle vicende della prigionia della Santa, secondo cui, obbligata al digiuno dai soldati di Quinziano, si cibò di alcune olive cresciute su un piccolo albero selvatico.

Martina Spampinato

Foto Rossella Gullotta

Cosa vedere a Catania in 60 minuti

Cosa vedere a Catania in 60 minuti vuole essere d’aiuto a tutte quelle persone che per un motivo o per un altro si trovano a Catania e non hanno molto tempo.

Prima di cominciare con il percorso consigliato da SicilianMagpie va sottolineato un aspetto importante. Il percorso prevede soste brevissime nei monumenti tra i 3 e 5 minuti. Ok? Andiamo!!!

Partenza da Piazza Duomo

La piazza più importante della città dove troviamo l’elefante simbolo di Catania e il bellissimo Duomo. Se guardiamo, con il Duomo di fronte, a destra c’è il Palazzo dei Chierici e a sinistra il Palazzo degli Elefanti.

Camminando per via Etnea, l’arteria principale della città,  a 120 metri troviamo Piazza Università e ci troveremo a sinistra il Palazzo Università.

Continuando con “Cosa vedere a Catania in 60 minuti” proseguendo per via Etnea a 75 metri sempre sulla sinistra troviamo la Basilica Collegiata.

Continuando a salire per la stessa via a 250 metri troviamo sempre dal lato sinistro la Chiesa San Michele Arcangelo ai Minoriti.

Sempre su via Etnea salendo ancora di 250 metri si arriva in piazza Stesicoro e alla nostra sinistra troveremo l’anfiteatro Romano

Salendo per la piazza, con l’anfiteatro sulla destra, di fronte ci troveremo la chiesa di San Biagio.

Con la chiesa alle spalle tornando a scendere verso via Etnea ci troviamo subito sulla destra via Manzoni, percorrendone un breve tratto, bisogna prendere la seconda traversa sulla destra  via Penninello, una piccola via ricca di locali, in cima di questa troviamo delle scale che ci porterà in via Crociferi. Sembra difficile ma in realtà ci vogliono 5 min circa 300 metri.

Via Crociferi, la via del barocco ricca di stupendi monumenti. Percorrendola tutta ci troveremo in via Vittorio Emanuele a 100 metri dal Duomo alla nostra sinistra.

Finiamo così il tour di Cosa vedere a Catania in 60 minuti Così siamo tornati al punto di partenza.

Speriamo vi sia piaciuto il giro!!! 

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Catania barocca: via dei Crociferi

Melior de cinere surgo”, è il motto della città di Catania, che nella sua storia è stata ripetutamente rasa al suolo dai numerosi eventi sismici. Lo si può leggere su Porta Garibaldi, inciso ​in seguito ​al terremoto del 1693, uno dei più ​drammatici, che causò ingenti danni. La città, sepolta dalle macerie, rinasce però più ricca e splendida che mai: prende forma la Catania Barocca.

Una delle direttrici più importanti dell’urbanistica catanese è via dei Crociferi, centro culturale e borghese annoverato per la magnificenza delle sue molte strutture barocche, tutte racchiuse in poco meno di 350 metri. 

Oltrepassando l’arco di San Benedetto, anello di congiunzione fra la badia grande di San Benedetto e il monastero delle suore benedettine, si entra in contatto con un’atmosfera pittoresca, ricca e a tratti romantica.

Avanzando oltre, ci si imbatte subito nella chiesa di San Benedetto che attira l’attenzione dell’osservatore per la sua imponente “scalinata degli angeli” realizzata interamente in marmo, decorata da raffigurazioni di angeli e cinta da un maestoso cancello in ferro battuto. Al suo interno, l’unica navata centrale è decorata con suggestivi affreschi narranti la vita di San Benedetto ad opera di Sebastiano Lo Monaco, Giovanni Tuccari e Matteo Desiderato. Nei secoli diventa una delle sedi più importanti per la storia folkloristica catanese. Qui, infatti, ogni anno le suore di clausura dedicano un dolce canto alla Santa patrona Agata, in occasione della sua celebrazione.

Proseguendo, si incontra la Chiesa di San Francesco Borgia con i suoi due imponenti scaloni d’accesso. Rispettando il progetto di Angelo Italia, la facciata in marmo bianco presenta due ordini di colonne che donano rigore e maestosità alla struttura. Al suo interno tre grandi navate sono decorate da affreschi del XVIII secolo e da statue dedicate a Sant’Ignazio e San Francesco Saverio. La stupenda cupola, che riecheggia le vicende dell’ordine dei Gesuiti, è stata realizzata dal maestro Olivio Sozzi. Si narra che proprio qui, nel 1801, fu battezzato il celebre musicista catanese Vincenzo Bellini.

Sempre sul lato sinistro del nostro percorso, possiamo osservare il Collegio dei Gesuiti, riconosciuto Patrimonio dell’Unesco nel 2002. La sua costruzione, post-sisma, non è stata breve, ci sono voluti quasi quarant’anni di lavori che, però, hanno dato origine ad uno degli edifici della Compagnia di Gesù più belli in Sicilia. L’edificio presenta quattro cortili lastricati di ciottoli bianchi e neri secondo la maniera dell’architetto Francesco Borromini. Alla costruzione dell’edificio partecipano nomi illustri come Francesco Battaglia e Giovan Battista Marino. Nel corso dei secoli è stato adoperato come sede del “Collegio delle Arti“, Ospizio di Beneficienza e dal 1968 fino al 2009 sede dell’Istituto d’Arte.

Di fronte a questo edificio, troviamo l’esempio più bello del barocco catanese: la Chiesa di San Giuliano, ricostruita fra il 1739 e il 1751 ad opera del genio architettonico di Giovanni Battista Vaccarini. Particolarissima è la facciata convessa che, con le sue linee curve e i suoi giochi di luci ed ombre, donano peculiarità e regalità all’edificio. L’interno, a pianta ottagonale, presenta quattro altari decorati con opere di Olivio Sozzi e Pietro Abadessa. L’altare Maggiore di marmo policromo e decorato con bronzetti dorati, fu opera di Giovan Battista Marino. Al centro domina un raffinato tronetto realizzato da Nicolò Mignemi, con ai lati due maestose statue rappresentati la Fede e la Carità. Nel catino absidale troviamo lo stupefacente affresco del Dio Padre ad opera di Giuseppe Rapisardi, grande esponente della pittura ottocentesca catanese.

Attraversando via Antonino di Sangiuliano, chiamata tra i catanesi “acchianata di Sangiuliano“, troveremo la bellissima chiesa di San Camillo e Villa Cerami, antica dimora della prestigiosa famiglia dei Rosso di Cerami da cui prende il nome ed attualmente sede dell’Università di giurisprudenza.

Negli ultimi anni, insieme alle meraviglie artistiche, numerosi locali di ristorazione costellano la prestigiosa via, offrendo, così, un excursus culturale e sensoriale completo che abbraccia arte, tradizione e gusto.

Martina Spampinato

Catania graffiti : I luoghi più importanti della street art

murales porto di catania

Catania è una piccola metropoli ai piedi del vulcano Etna; rinomata per la sua storia, dall’origine greca fino ai giorni nostri, è uno dei più importanti centri artistici del mar Mediterraneo.

La radice della sua bellezza è indefinita: come un’araba fenice è rinata plurime volte dalle ceneri e dalle macerie delle numerose eruzioni vulcaniche. Oggi appare ai nostri occhi come una melànge di tradizione e innovazione che non smette mai di mutare.

E’ proprio in questa atmosfera di profumi e tradizioni che si sta diffondendo il gusto per una nuova tendenza artistica: la street art.

Sicilian Magpie vuole accompagnarvi in un viaggio sensoriale attraverso i luoghi dell’innovazione urbanistica:

San Berillo

Il piccolo quartiere nacque dopo l’eruzione vulcanica del 1693 che rase al suolo gran parte della cittadina catanese. I suoi confini toccano le zone del centro storico: da piazza Stesicoro fino alla stazione ferroviaria.

In origine era un importante centro polifunzionale costellato da abitazioni e piccole botteghe di artigiani.

Negli anni ’50 le speculazioni edilizie lo resero un luogo ai margini della società. Si racconta che, proprio in questo periodo, diventò sede di uno dei più famosi quartieri a luci rosse del catanese. Questa realtà non è molto lontana dai giorni nostri, soltanto negli ultimi anni il Comune di Catania si è attivato al fine di rivalutare questa zona.

Così, per mano di giovani artisti è diventato un museo a cielo aperto di arte contemporanea.

Passeggiando fra le piccole stradine, ormai centro della movida catanese, si possono osservare i murales che riprendono, in chiave allegorica, la storia e miti della tradizione siciliana. Piazza delle Belle è l’onfalos di questo nuovo agglomerato artistico: le luci dei lampioni guidano l’osservatore come in una galleria di opere all’aperto.

Porto

In quanto città marittima per eccellenza, il porto catanese è famoso per turismo e commercio, ultimamente si trova al centro della diatriba nazionale riguardante gli sbarchi e l’immigrazione. 

Il 21 Giugno 2015 il Comune di Catania promuove un’iniziativa: il Festival Art, rivolto al miglioramento delle strutture fatiscenti del posto che degradavano il suggestivo paesaggio.

I vecchi silos del porto vennero decorati con affascinanti graffiti ad opera di grandi artisti internazionali (Okuda e Rosh333, Microbo, Bo130, Danilo Bucchi e VladyArt, il duo Intersni Kazki) che ricalcano i miti della tradizione: Colapesce, la bellissima Musa di Bellini, la fuga di Ulisse da Polifemo, le vicende di Scilla e Cariddi e la rappresentazione del Minotauro.

E’ proprio nella nostra piccola città metropolitana italiana che si trova il murales più grande del mondo: un uomo con lo sguardo perduto verso il Mar Mediterraneo decora otto silos al centro del porto. Il lavoro del portoghese Alexandre Farto, in arte “VHILS”, viene considerato una delle più importanti opere di rivalutazione del territorio che dona prestigio e lustro alla città.

Librino

Dagli anni ’70 una lunga e grigia distesa di cemento armato si estende nella periferia catanese. Librino con i suoi palazzi e le sue case popolari è annoverato per la sua pessima fama.  Zona degradata e delinquenziale per eccellenza, ritrova un barlume di speranza solo negli ultimi decenni grazie all’opera di Antonio Presti, un rinomato mecenate siciliano già noto per la costruzione della “Fiumara d’Arte” a Tusa (ME).

E’ proprio in questo quartiere che si erge la più grande opera di street art in terracotta raffigurante la tematica della “Grande Madre”

Gli artisti hanno lavorato in collaborazione con i bambini delle scuole limitrofe creando un’opera che si estende per più di 500 metri. 

L’obiettivo di questa magnifica iniziativa è quello di far prendere coscienza della magnificenza di questo luogo attraverso l’arte.

Squib

Largo Paisello venne considerato per secoli uno dei luoghi più prestigiosi di Catania. Fra via Sant’Euplio e la famigerata Villa Bellini, possiamo incontrare l’imponente ed elegante fontana disegnata da Dino Caruso. Negli ultimi anni, però, l’incuria e il disinteresse, hanno reso questa costruzione il luogo di ritrovo di writers e skaters siciliani. E’ così che il grande slargo è diventato palcoscenico e protagonista dell’estro dei giovani street artists.

San Giovanni Li Cuti

Nei pressi del lungomare catanese, la piccola spiaggia di San Giovanni Li Cuti è un sipario naturalistico veramente suggestivo. Frequentatissima da turisti e cittadini nelle calde giornate estive, rimane un evergreen per la romantica vista sul mare.

E’ proprio qui che si erge l’opera del giovane streetartist Salvo Ligama, diplomato in Grafica presso l’Accademia delle Belle Arti. Il murales, “Poseidon”, raffigura il dio del mare in tutta la sua virilità e bellezza. Il rimando alla mitologia è chiaro: Poseidone, dio del mare e dei terremoti, sembra avere un legame con gli elementi naturalistici e la storia della nostra terra.

L’opera, lunga 32 metri e alta 2,20 metri, è stata inaugurata il 2 giugno dal sindaco Salvo Pogliese, in onore del LungomareFest.

Martina Spampinato

L’arte per la salvaguardia dell’ambiente

Michelangelo Pistoletto

Pistoletto e il “Terzo Paradiso”

In un periodo storico di estrema difficoltà ambientale, Catania si impone come centro artistico e di rinnovamento culturale e sociale, ospitando dall’8 giugno al 15 luglio il genio e l’estro dell’artista contemporaneo Michelangelo Pistoletto.

Il “Terzo Paradiso”, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania e l’associazione Oelle Mediterraneo Antico, sarà esposta su una piattaforma galleggiante al Molo di Levante, presso il Porto di Catania dalle 9.30 alle 11.00.

L’opera è stata realizzata utilizzando della plastica ritrovata nel nostro mare e disposta in modo da formare il simbolo dell’infinito con un terzo occhiello, leitmotiv dell’arte di Pistoletto.

Foto di Conci Mazzullo

Ma cos’è il “Terzo Paradiso“? E qual è la sua natura simbolica?

L’opera è stata esposta per la prima volta nel 2005 alla Biennale di Venezia e, successivamente, riproposta in altre illustri città d’Europa come Parigi, Ginevra, Milano, al fine di sensibilizzare l’umanità e dare l’avvio ad una campagna di tutela e valorizzazione dei territori.

Si stima, infatti, che il 20% della plastica da noi utilizzata venga rilasciata in mare provocando gravissimi danni all’ecosistema. Mare, pesci e lo stesso uomo sono coinvolti in questa totale discesa verso il degrado ambientale.

Il simbolo del “Terzo paradiso” è particolare ed unico nel suo genere: tre cerchi in successione, che rivisitano il matematico segno dell’infinito, simboleggiano l’unione fra la natura incontaminata e l’innovazione con al centro l’uomo che si insedia come un anello di congiunzione fra i due mondi, come il motore per la coesione e lo sviluppo unisono.

Con la sua rappresentazione Pistoletto si propone come fautore e promotore dello sviluppo non solo artistico, ma anche ambientale e sociale. Così Catania e il suo porto riflettono il fascino della contemporaneità, diventano il faro che guida il cittadino verso il rispetto per la nostra madre Terra.

Martina Spampinato

La leggenda del pozzo di Gammazita

Fra le viuzze di via Plebiscito, nei pressi del Castello Ursino echeggia ancora la storia di una giovane donna: il suo nome è Gammazita e da secoli è l’emblema femminile fra le catanesi. Era il 1282 e la Sicilia insorgeva contro gli oppressori Angioini. Anche Catania e la sua gente affrontava le vicissitudini dei Vespri Siciliani.

Gammazita era una giovane che, com’era tipico fra le donne del rione della Judecca Suttana, si recava al pozzo di via San Calogero per attingere alle risorse d’acqua.
Fu così che un soldato francese si invaghì e tentò di abusare di lei. La donna, pur di sfuggire alle avances, preferì lasciarsi andare nell’oscurità di quel pozzo, trovando la morte.

La fonte era collocata al centro di un complesso di attività commerciali, per questo la sua presenza fu essenziale per lo sviluppo economico e urbano del quartiere. Si pensa che le sue acque fossero alimentate da rivoli del fiume Amenano che, in questa zona, prendeva il nome di Judicello.
Il 3 Marzo 1669 un terribile terremoto devastò la cittadina siciliana ricoprendola di una coltre di lava che, giunta sino al centro città, danneggiò anche l’antico pozzo.

Per il valore civico della vicenda di Gammazita, concepita come un exemplum virtutis, i cittadini catanesi alla metà del ‘700 ne avallarono il recupero.
Dall’interno di un cortile, circondato da palazzi popolari ottocenteschi, è possibile accedere ai 62 scalini che conducono direttamente al pozzo, situato 14 metri al di sotto del manto stradale. Nonostante le attuali condizioni fatiscenti, il Pozzo di Gammazita resta il cuore pulsante della vecchia città sommersa e dell’antica etica siciliana, mai doma di fronte al giogo straniero.

Martina Spampinato

Etna

E’ il vulcano attivo più alto del continente Europeo. Con la sua costante attività vulcanica ha influito notevolmente sulla conformazione estetica dell’ isola e sulla mentalità dei Siciliani. L’Etna, ricca di sentieri facilmente percorribili e visite guidate, è sicuramente una delle tappe obbligatorie della Sicilia.

Aci Trezza

E’ una frazione di Aci Castello in provincia di Catania. Questo paesino, in origine di pescatori, è oggi una grossa meta turistica. Questo non solo per lo stupendo paesaggio e i suoi faraglioni, ma anche grazie alle novelle di Verga, ambientate appunto ad Aci Trezza. Prezioso il suo lungomare, sicuramente uno dei posti più consigliati per i turisti che approdano sull’isola.

Villa Bellini

La Villa Bellini si trova in un punto nevralgico di Catania, all’incirca al centro di via Etnea, la strada principale della città. La parte più antica della “Villa” è un giardino del XVIII secolo, un tempo proprietà del principe Ignazio Paternò Castello di Biscari. All’ interno possiamo trovare “Il Viale degli Uomini Illustri”, un viale con busti di personaggi famosi.

Santuario Sant’Agata al Carcere

 In questa chiesa la tradizione vuole che patrona di Catania (S. Agata) venne richiusa prima e dopo il martirio delle mammelle, in questo luogo ebbe la visita di San Pietro e dell’angelo e sempre in questo posto, infine, S. Agata trova la morte, il 5 Febbraio 251, dopo l’ultimo martirio della fornace.
La chiesa si ritiene fosse stata costruita nel 1400, distrutta dal sisma del 1693, venne poi ricostruita durante il secolo successivo.