I Borboni in Sicilia

Borboni in Sicilia

I Borboni in Sicilia, un periodo turbolento per la Sicilia e i Siciliani

I Borboni in Sicilia. La storia della dominazione borbonica della Sicilia comincia nel 1734, quando Carlo di Borbone la conquistò a danno degli Asburgo d’Austria.

L’anno dopo avenne l’ incoronazione di Carlo che fu Re della Sicilia.

Carlo era figlio di Filippo V e non era destinato ad essere sovrano perché non era il primogenito. Solo per la caparbietà della madre rivendicò il regno dei Farnese e dei Medici. 

Nel 1734 conquistò, con l’esercito Spagnolo, il Regno di Napoli e successivamente la Sicilia.

Fu il primo della dinastia Borbone in Sicilia, che rappresenta per l’isola un periodo ricco da un punto di vista culturale ed economico

Carlo regno sulla Sicilia fino al 1759 quando, morto il fratellastro senza lasciare eredi, divenne il re di Spagna. A quel punto  salì al trono il figlio Ferdinando III di Sicilia.

Carlos III con el hábito de su Orden (Palacio Real de Madrid)

Ferdinando I

Ferdinando fu al governo dell’isola per 65 anni, fino al 1816. Fu uno dei  periodi di reggenza di un regno più lunghi della storia.

Il suo titolo di regnante fu inaspettato, dovuto ad una serie di circostanze fortunose. Ferdinando era il Terzo figlio maschio di Carlo quindi non era destinato al trono. Ma la morte dello zio, Ferdinando VI re di Spagna, senza aver lasciato eredi costrinse il padre a partire per la Spagna per occupare il trono.  Carlo portò con sé il primogenito, Carlo Antonio, diventato a quel punto delfino di Spagna.

L’altro fratello maggiore di Ferdinando, Filippo, aveva grosse turbe mentali e fu quindi escluso dalla linea di successione. 

Rimase così come regnante delle Due Sicilie Ferdinando, dando appunto vita ad uno dei regni più lunghi della storia.

Ferdinando divenne re del Regno delle due Sicilie alla tenera età di 8 anni per questo coadiuvato fino ai 16 anni da un Consiglio di Reggenza istituito dal padre.

Quando compì la maggiore età il Consiglio di Reggenza si tramutò in Consiglio di Stato visto che il sovrano cominciò a regnare in autonomia.

Durante il suo regno degno di nota è il periodo che seguì la rivoluzione Francese in quanto, Ferdinando, schierato contro Napoleone dovette due volte scappare in Sicilia lasciando Napoli.

Mengs - Ferdinand IV of Naples, Royal Palace of Madrid

Prima volta in Sicilia

La prima volta, nel 1802, l’accoglienza dei Siciliani fu calorosa. Questo perché Ferdinando aveva dichiarato, al popolo Siciliano, di voler restare e spostare la sua corte in Sicilia.

In realtà la permanenza in Sicilia era non altro che una fuga. Appena gli fu possibile, forte di un accordo con Napoleone, tornò alla volta di Napoli.

Quando nel 1806 fuggì da Napoli verso la Sicilia, la popolazione Siciliana non lo accolse di buon grado.

Nel 1810 chiese degli aiuti al Parlamento Siciliano per frenare la minaccia francese. 

Questo fece sì che scoppiasse una rivoluzione che costrinse Ferdinando a promulgare la “Costituzione della Sicilia” e istituire un governo di notabili Siciliani.

Borboni in Sicilia, Regno delle Due Sicilie

Nel 1815, subito dopo il congresso di Vienna, Ferdinando vide ricostituirsi il suo diritto sul Regno di Napoli.

L’anno dopo istituì l’annessione del Regno di Sicilia, dando di fatto vita al Regno delle due Sicilie. Prese a quel punto il nome di Ferdinando I delle due Sicilie.

Il Regno di Sicilia e la relativa Costituzione furono aboliti, facendo si che nascesse un movimento di rivolta che nel 1820 sfociò in vera e propria rivoluzione.

Questa grossa protesta mise in fuga Francesco, primogenito di Ferdinando, lasciato come luogotenenza della Sicilia.

Venne così istituito un governo autonomo nell’isola che adottò la costituzione del 1812.

Ferdinando si oppose alla ricostituzione di un Regno di Sicilia, dopo molte sanguinose battaglie, riuscì a sottomettere l’isola.

Nel 1825 Ferdinando morì, lasciando il regno nelle mani di suo figlio Francesco I.

Francesco I

Francesco I regno soli 5 anni fino alla sua morte nel 1830. Suo figlio, in quell’anno, divenne Re con il nome di Ferdinando II delle Due Sicilie.

Durante il regno di Francesco scoppiò un’altra rivolta in Sicilia, denominata: “moti del colera” proprio perché derivanti dalla situazione di tensione e povertà causate da questa malattia.

Questo avveniva nel 1837, lo stesso anno sedarono le rivolte e ristabilirono l’ordine.

Durante il 1848 scoppiò l’ennesima rivolta che scacciò i borboni dall’isola e ristabilì il regno di Sicilia.

I Borboni in Sicilia: Ferdinando II e Francesco II

Ferdinando, per riprenderne il possesso, bombardò l’isola ( da questo gesto il soprannome “Re Bomba” ). L’isola tornò sotto il dominio borbonico nel 1849.

Continuarono le rivolte e i malumori. Nel frattempo il regno passò nelle mani del figlio di Ferdinando, Francesco II.

Questo poté regnare solo un anno , visto e considerata la spedizione dei mille che fece sì che la Sicilia fosse annessa nel 1860 al regno d’Italia.

Asburgo in Sicilia

Carlo V

Asburgo in Sicilia, un periodo di carestie e pestilenze culminato con il catastrofico terremoto

Spesso, quando si parla della dominazione degli Asburgo in Sicilia, si definisce come la dominazione Spagnola. 

Questo perchè la casta degli Asburgo era quella Castigliana a differenza dell casata Aragonese che ha origini Catalane.

Questa formale distinzione non cambia il fatto che in ogni caso si parli di dominazione Spagnola in Sicilia.

Quando, morto Ferdinando II, il governo dell’isola passò a Carlo V D’ Asburgo cominciò ufficialmente una nuova dominazione per la Sicilia, siamo nel 1516.

Questo, come ho già precisato, solo in maniera formale in quanto per l’isola cambio ben poco. 

Questo periodo durò per quasi due secoli, fino a quando, nel 1713, l’isola passò nelle mani dei Savoia con con la pace di Utrecht.

La Sicilia durante tutto questo periodo fu amministrata dai Vicerè.

Andiamo con ordine.

Carlo V

Carlo venne in Sicilia la prima volta dopo quasi venti anni che faceva parte del suo regno. Il suo impero era enorme e questo lo giustifica 😉.

Oltre la gestione dell’immenso reame doveva anche pensare a gestire svariate dispute prima tra tutte quella con gli Ottomani. 

L’impegno economico per la gestione del suo immenso regno fu retto grazie alla colonizzazione americana e il conseguente prelevamento (forzato) di preziosi dalla “nuova” terra.

Fece della Sicilia il fulcro nella lotta con gli Ottomani. Fece infatti edificare diverse  fortificazioni in tutta l’isola.

Asburgo in Sicilia, Carlo V
Di Web Gallery of Art:   Immagine  Info about artwork, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15501814

Asburgo in Sicilia, Filippo II

Dopo Carlo V il suo successore fu Filippo II, suo figlio, nato dal matrimonio con Isabella di Portogallo.

Il suo dominio sull’isola non fu molto differente da quello del padre. La caratteristica principale fu lo scontro con l’impero musulmano e il conseguente impiego dell’isola come baluardo delle difese.

Il grossissimo impegno militare era anche molto costoso. Questo fece sì che il regno di Filippo II sia ricordato soprattutto per la grossa imposizione fiscale che la Sicilia subì in quegli anni.

La Sicilia, oltre la pressione fiscale e la crisi economica conseguenti al forte indebitamento del loro Re, fu colpita anche da una grossa carestia e da svariate epidemie.

Filippo III

Nel 1598 il regno andò in mano di Filippo III, figlio del defunto Filippo II.

Filippo III, ricordato col soprannome “Il Pio”, ebbe un carattere completamente diverso da quello del padre. 

Il suo carattere e la sua indole furono molto più pacati rispetto Filippo II.

Il suo governo sulla Sicilia è ricordato soprattutto per l’espulsione in tutto il suo regno dei Moriscos. 

I Moriscos erano tutte quelle persone che discendevano da famiglie musulmane impiantate nel regno, che avevano conservato la loro cultura.

Questa espulsione era giustificata dal fatto che il sovrano temesse rivolte da questa parte copiosa della popolazione del suo impero.

Il vero motivo era probabilmente rimpinguare le casse con i beni e le proprietà di questa fetta di popolazione.

Anche durante il suo regno ci fu una grossa carestia e una crisi economica.

La fine del suo governo sulla Sicilia fu nel 1621 quando cominciò quello del figlio Filippo IV.

Asburgo in Sicilia Filippo IV

Durante il regno di Filippo IV l’isola subì un periodo di grandissima povertà che fu accentuato dal fatto che il sovrano, per riprendere le sue finanze, impose una durissima tassazione, soprattutto in un periodo come quello che la Sicilia stava vivendo.

Questa situazione creò fortissime tensioni sociali che sfociarono molte volte in sommosse e ribellioni, tutto in un clima antispagnolo. 

Alla sua morte, 1665,  salì al trono Carlo II che sarà l’ultimo re degli Asburgo al comando dell’ isola.

Carlo II

Asburgo in Sicilia, Filippo IV
Di Juan Carreño de Miranda – [2], Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30939645

Ultimo sovrano della dominazione Spagnola in Sicilia, il suo regno sarà ricordato per la catastrofe che si abbatté sull’isola: il Terremoto del 1693.

Il terremoto della Val di Noto avvenne il 9 e l’11 Gennaio del 1693, con una magnitudo di 7,7 fu il terremoto più forte mai registrato in Italia.

In realtà ad oggi si pensa che si sia trattato di due eventi catastrofici distinti. 

Questo cataclisma distrusse buona parte della Sicilia orientale facendo un numero elevato di vittime.

Questa distruzione e la successiva ricostruzione, nel 1700, hanno fatto si che lo stile architettonico principale di questa parte dell’isola sia il Barocco.

Carlo II regnò fino al 1700, quando morì senza aver lasciato eredi.

Per sua disposizione il suo successore fu Filippo V, nipote di Luigi XIV, primo regnante Spagnolo della dinastia dei Borboni. 

Il suo governo sull’isola durò comunque circa un decennio a causa dei vari pretendenti al trono Spagnolo e anche a causa della paura del resto dell’Europa  di un asse Francia Spagna così forte.

Gli Aragona in Sicilia

La storia degli Aragona in Sicilia

Gli Aragona in Sicilia, la prima volta degli Spagnoli in Sicilia

La storia degli Aragona in Sicilia comincia subito dopo i Vespri Siciliani. Duranti i Vespri i Siciliani cacciarono i Francesi dall’isola chiedendo contemporaneamente l’aiuto di Pietro III di Aragona offrendo a questo la Corona.

Pietro III era lo sposo di Costanza II, ultima erede della dinastia Sveva tanto amata dai Siciliani.

Il sovrano fu incoronato a Palermo Pietro I di Sicilia.

Pietro regno in Sicilia insieme alla sua consorte Costanza anzi, al dire il vero Pietro tornò quasi subito in Spagna quindi fu Costanza a governare l’isola.

Dopo Pietro il successore fu il figlio Giacomo II di Aragona, che fu incoronato Giacomo I di Sicilia. 

Questo regnante restituì, nel 1294, la Sicilia agli Angiò in cambio della Sardegna e della Corsica.

Gli Aragona in Sicilia, fine della Guerra del Vespro

I Siciliani non gradirono questo patto. A fine del 1295 si riunì il parlamento Siciliano che dichiarò decaduto il Sovrano ed elessero il suo Fratello minore Federico III.

I Siciliani avevano scacciato i Francesi Durante i Vespri dieci anni prima e non accettarono di essere ceduti di nuovi agli Angiò.

Con Federico III cessò ufficialmente la Guerra del Vespro e con la Pace di Caltabellotta Federico si proclamò Re della Trinacria. Successivamente lo stesso Federico III sposò la figlia di Carlo II d’Angiò, Eleonora, facendo si che le contese cessassero completamente.

Il successore di Federico fu il suo primogenito Pietro II di Sicilia. 

Durante il suo regno, più precisamente appena dopo la sua morte, è da ricordare il Trattato di Pace di Catania con il quale gli Angiò rinunciarono ufficialmente ad ogni pretesa sull’isola.

A siglare il patto fu il fratello di Pietro, Giovanni, che fu reggente della Sicilia per un breve periodo dopo la morte del fratello.

Il successore ufficiale di Pietro II fu il figlio Ludovico che divenne sovrano dell’isola alla giovane età di sette anni.

Il suo regno durò 13 anni e fu un periodo non proprio roseo per la Sicilia.

In questi anni, infatti, l’epidemia della peste nera colpì l’isola così come alcune rivolte dovute ai contrasti tra le famiglie influenti in quel momento.

Ludovico morì giovane senza eredi quindi toccò a suo fratello Federico IV.

Federico ebbe solo una figlia femmina, Maria, che alla morte del padre fu l’ultima regnante della casata Aragonesi di Sicilia.

Maria sposò nel 1292 Martino I che era della casata aragonese di Barcellona.

Alla morte di Maria il marito divenne Sovrano di Sicilia divenendo Martino II di Sicilia.

Di padre in figlio

Il suo regno durò dal 1401 al 1410 quando, alla sua dipartita, il regno andò nelle mani della Casata Tristamara D’Aragona a Ferdinando I, poiché Martino II non aveva lasciato eredi. 

Alla morte di Ferdinando il trono della Sicilia passò al figlio Alfonso V di Aragona che regnò fino al 1458.

Alla morte si Alfonso il titolo passò a Giovanni II che fu sovrano fino il 1479.

Ultimo re della dinastia degli Aragona fu Ferdinando II che governò la Sicilia fino il 1516.

Abbazia di Thélema, gli anni di Aleister Crowley in Sicilia

Abbazia di Thélema

Abbazia di Thélema, tra leggenda e verità

Abbazia di Thelema è il nome dato da Aleister Crowley (suo fondatore) alla Villa che si trova a Santa Barbara a Cefalù.

Questo fu il luogo centrale del culto ( per alcuni una filosofia)  fondato dallo stesso Crowley chiamato appunto Thèlema (termine che richiama la parola Greca che significa Volontà).

Per introdurre questo culto è il caso di parlare prima del suo fondatore.

Aleister Crowley

Aleister Crowley

Aleister Crowley fu uno scrittore, filosofo e uno dei più grossi esoteristi del ventesimo secolo.

Considerato da molti padre del Satanismo anche se, per chiunque abbia letto qualcuno dei  suoi scritti, sia chiaro che queste affermazioni sono molto lontane dalla realtà.

Infatti afferma più volte  l’inesistenza del Dio della bibbia e la logica inesistenza di Lucifero.

Penso che questa confusione sia dovuta un pò da ignoranza un pò da malafede.

Dico ignoranza perché, agli occhi di profani, il suo culto e i rituali che praticava potrebbero essere collegati al Satanismo o magari averlo ispirato (in maniera ignorante). Quello che è certo che fu uno dei più influenti occultisti dei periodi recenti.

Nel culto Thelema la prima e più importante regola fu:  “Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. L’amore è la legge, amore sotto la volontà”, ovviamente facilmente confondibile con teorie o pseudo culti luciferiani.

Crowley affermava di praticare la “via della mano sinistra” che molte volte è considerata magia nera.

Questo tipo di magia è vero che utilizza metodi poco “virtuosi” per arrivare a stati di autocoscienza…ma è anche vero che per la società moderna forse è l’unica via percorribile per provare a conoscere alcuni aspetti interiori.

Impossibile sarebbe praticare oggi la via della mano destra, a causa della società e del sistema in cui tutti viviamo che ci ha portato molto lontano da quello che siamo veramente.

Anche alcuni riti sciamanici (se non tutti) seguono la via della mano sinistra.

Ovviamente i rituali con sacrifici animali, che quasi con certezza avvenirono all’Abbazia di Thèlema, influirono nella distorsione avvenuta intorno a Crowley.

Vorrei ricordare, per motivare il fatto che per me sia una distorsione, che sacrifici animali (e non solo) sono presenti in tantissimi riti e religioni  ben più antiche del cattolicesimo e quindi di Satana e del satanismo.

Brevi cenni Biografici

Edward Alexander Crowley (che si soprannominò da solo Aleister Crowley) era di origine britannica, nacque nel 1875 in una famiglia di Evangelisti molto estremisti da un punto di vista religioso.

Questo fu importante nella formazione psicologica molto tormentata di questo personaggio controverso.

Si laureò in Ingegneria senza mai esercitare. A parte l’esoterismo e l’alpinismo ( attività di cui era un patito, fu tra i primi a scalare il K2) si dedicò solo all’attività di famiglia, cioè la produzione di birra.

Durante il periodo Universitario fece le prime esperienze omosessuali.

Prima di arrivare in Sicilia fece diversi viaggi: Stati Uniti, Cina, Algeria, Messico, Francia e soprattutto in Egitto. Il viaggio in Egitto fu per lui importantissimo e influenzò moltissimo Thèlema.

Aleister Crowley

In questo viaggio Crowley sostenne di essersi, durante un rito di evocazione, messo in contatto spirituale con Horus, il dio Egiziano.

La divinità avrebbe rivelato a Aleister l’inizio di una nuova era magica e avrebbe, nello stesso tempo, affidato a Crowley il compito di esserne il profeta. 

Poco dopo l’esoterista scrisse “The book of the law” sostenendo che Aiwaz, un vicario (un sacerdote) della divinità Egizia, gli dettò il testo.

Agli occhi dei più ciò potrebbe sembrare il delirio di una mente malata. Io penso che Crowley si esprimesse, secondo la tradizione ermetica ed esoterica, attraverso simboli.

 Abbazia di Thélema

Quando Crowley arrivò in Sicilia, aveva intenzione di fondare il suo culto Thèlema e nella villa a Santa Barbara (Cefalù)  fondò la sua abbazia.

In realtà sembra che la comunità che la abitò per circa 3 anni (dal 1920 al 1923) vivesse secondo i principi di una comune.

Chiunque poteva vivere all’ interno dell’ Abbazia di Thélema qualunque fosse il suo ceto sociale. 

Le basi forti del culto di Thèlema erano: da un lato lo yoga e il tantra, dall’altra l’uso di magia sessuale e sacrifici animali. 

Crowley aveva molti rapporti bisessuali.

Abbazia Thelema Aleister Crowley 2

Gli abitanti e i vari seguaci che passarono per l’Abbazia di Thélema praticavano il sesso libero e consumavano molte droghe per riuscire a raggiungere stati di autocoscienza seguendo la via della mano sinistra. 

Fa ciò che vuoi era la loro legge. 

La villa era priva di porte, per farne un unico ambiente. L’ingresso divenne la sala principale dove era presente l’altare in cui avvenivano i rituali.

E’ certo che durante questi anni si svolsero dentro l’Abbazia di Thélema tantissimi rituali di vario genere, alcuni dei quali risalivano a millenni precedenti.

Si dice che Crowley fece rivivere il Culto di Seth, divinità Egizio antagonista del gemello di Horus.

Abbazia Thelema Aleister Crowley 4

Tutto questo visto con gli occhi degli abitanti di Cefalù, considerando anche il momento storico, cominciò ovviamente ad avere una strana reputazione (si parlò addirittura di sacrifici di bambini) e fu più volte male interpretato e chiamato “Satanismo”.

Fine di Abbazia di Thèlema

Vi fu uno spiacevole evento che cambiò le sorti dell’abbazia: la morte di Raoul Loveday, uno studente di Oxford.

Abbazia Thelema Aleister Crowley 1

Su questa morte è rimasta molta incertezza. Molti dicono sia morto per aver bevuto sangue di un gatto ucciso durante un rituale. Altri dicono che morì per avere bevuto da una fonte contaminata. Non so esattamente quale sia la verità sull’accaduto.

Quello che è certo è che a moglie che lo aveva accompagnato nella visita a Thèlema tornò in Inghilterra e cominciò a parlare molto male di quello che accadeva nella villa a Cefalù.

Questo, insieme al fatto che gli abitanti del paese non gradirono più la presenza di Crowley e di Thèlema visto le voci che giravano di essi, fece si che Crowley venisse cacciato dall’Italia con la scusa di adottare un comportamento Antifascista e fu costretto a tornare in Inghilterra.

Quando Crowley lasciò l’Italia si dice che lasciò parecchi debiti,pare che i discepoli rimasti dovettero vendere i mobili della villa di Cefalù per pagare i creditori.

Si dice anche che gli abitanti del paese, appena abbandonata Abbazia di Thélema , distrussero molte delle pareti che erano colme di raffigurazioni fatte durante la permanenza di Crowley.

Alcune di queste raffigurazioni sono ancora in parte visibili nei resti di quella che fu l’ Abbazia di Thélema.

Così termina la storia dell’abbazia di Thèlema e della permanenza di Aleister Crowley in Sicilia.

Ci sarebbe tantissimo altro da raccontare sulla vita e sugli scritti di questo personaggio, ma non è questa la giusta sede.

Riguardo ai resti dell’Abbazia di Thélema si pensò (negli anni ‘90) di fare un museo, progetto poi fallito. Si dice anche che dal 2000 la proprietà fu messa in vendita con scarsi risultati.

Cercherò quanto prima di provare a visitarla per scattare qualche foto e magari girare un video. Vi terrò informati!

Vespri Siciliani e gli Angiò in Sicilia

I Vespri Siciliani

Angiò in Sicilia e Vespri Siciliani, la rivolta che scacciò i Francesi dalla Sicilia

I Vespri Siciliani posero fine alla dominazione degli Angiò in Sicilia che fu molto breve, forse la più breve nella storia dell’isola.

La presenza degli Angiò in Sicilia va dall’anno 1282 all’anno 1286.

L’inizio di questa storia è avvenuto quando il papa, Urbano IV, che considerava la Sicilia patrimonio della chiesa, decise di dare la corona a Carlo I d’Angiò.

Questo sconfisse e uccise Manfredi, figlio di Federico II, a Benevento inaugurando, appunto, il dominio degli Angiò sull’isola.

Dopo qualche anno Corradino, nipote di Federico II ed erede legittimo della Sicilia, provò a riconquistare l’isola, ma fu sconfitto e decapitato nella Battaglia di Tagliacozzo.

Il dominio dei Francesi in Sicilia durò comunque pochissimo a causa dei Vespri Siciliani.

I Vespri Siciliani

Vespri Siciliani

La situazione in Sicilia, sotto la dominazione Francese, si fece quasi subito preoccupante soprattutto per la grossa pressione fiscale applicata dal nuovo Dominatore e a causa di svariati soprusi e violenze.

Si dice che il sovrano Angioino odiasse i Siciliani perché fedeli agli Svevi.

Forse potrebbe essere vero il contrario, cioè che i siciliani rimpiangessero i vecchi sovrani proprio perché i Francesi si comportarono molto male nei loro confronti.

La situazione peggiorò fino a quando, nel 1282, cominciaro i moti rivoluzionari denominati appunto Vespri Siciliani.

I Vespri Siciliani

La Rivolta

La rivolta cominciò a Palermo il Lunedì dell’angelo durante l’ora dei vespri.

Si dice che il fatto scatenante che ne segnò l’inizio avvenne nel sagrato della chiesa del Santo Spirito.

Un soldato francese mise le mani addosso a una nobildonna accompagnata dal marito, palpeggiandola con la scusa di perquisirla.

Fu a quel punto che il consorte rubò la spada al soldato e lo uccise dando il via alla rivoluzione.

Nel corso della serata e della notte scattò una vera e propria caccia all’uomo verso i Francesi. Chi di loro non morì riuscì a scappare sulle navi.

Leggenda vuole che per scovare i Francesi che si cercarono di mischiare agli abitanti dell’isola i Siciliani avessero usato dei ceci, chiedendo a chi incontravano di pronunciarne il nome in dialetto.

Carlo cercò inutilmente di reagire ma tutti i tentativi rimasero vani.

I Siciliani cercarono di convincere il papa a potersi governare da soli, ma vista la riluttanza di quest’ultimo, si rivolsero al re Aragonese Pietro III, marito di Costanza nipote di Federico II di Svevia, offrendo a quest’ultimo la corona dell’isola.

Pietro III accettò di buon grado la richiesta e sbarcò nell’isola scacciando definitivamente i Francesi.

Carlo riprovò un assalto all’isola che falli’ prima ancora di arrivare in Sicilia, la sua flotta fu sconfitta al largo di malta dall’ammiraglio Ruggiero di Lauria.

Gli Svevi in Sicilia

Gli Svevi in Sicilia, Castello Ursino

Gli Svevi in Sicilia, tra i dominatori più amati nell’isola

Nella Storia della nostra isola questa è la parte che riguarda gli Svevi in Sicilia.

Questa dominazione è tra quelle che possiamo considerare le più importanti per la Sicilia, cerchiamo di capire assieme i motivi.

Prima di tutto parliamo della storia.

Come arrivarono gli Svevi in Sicilia

Gli Svevi erano una famiglia di origine Germana, in quel momento, molto influente in tutto il mondo.

La storia tra gli Svevi e la Sicilia comincia nel 1194 quando, con la morte di Guglielmo III, terminò difatti la dominazione Normanna nell’isola.

Dopo la morte di Guglielmo divenne regnante nell’isola Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II e zia di Guglielmo, che sposò Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa Re della Germania.

Da questo matrimonio nacque Federico II di Svevia, futuro imperatore della Sicilia.

Quando morì Enrico VI, per qualche tempo Costanza regno sull’isola fino a quando incoronò il figlio Federico alla tenera età di 4 anni, era il 1198.

In realtà, essendo ancora troppo giovane Costanza gestì la Sicilia e, dopo la morte di questa, da Papa Innocenzo III (che in realtà affidò la reggenza dell’isola prima a Marcovaldo e poi a Guglielmo di Capparone).

Quando compì 14 anni Federico II divenne ufficialmente Imperatore in Sicilia.

Gli Svevi in Sicilia

Dopo la morte di Federico ci fu molto trambusto riguardo chi dovesse ereditare il trono.

Federico aveva indicato come suo erede il suo secondogenito Corrado IV sia per quel che riguardava la Sicilia sia per Gerusalemme. Lascio al primogenito, Manfredi, Taranto e altri feudi minori.

In realtà Corrado morì improvvisamente di malaria prima di aver effettivamente preso possesso dell’isola, che lasciò in eredità al figlio Corradino.

Le tensioni più grosse in quel momento erano con il regno pontificio.

Fu fondamentale, in quel momento, l’opera di Manfredi che prima riuscì a trovare un accordo con il papa e dopo organizzò un esercito che sconfisse quello pontificio.

Girarono false voci sulla presunta morte di Corradino e nel 1258 Manfredi fu incoronato nel Duomo di Palermo.

Fine del regno Svevo

Nel 1263 Manfredi venne scomunicato e il papa (Urbano IV) diede il Regno al re di Francia Luigi IX.

Il Re Francese fece guerra a Manfredi sconfiggendolo nel 1266.

Corradino provò inutilmente la riconquista nel 1268.

Nel 1281 la figlia di Manfredi, Costanza II di Sicilia, reclamò il regno e dopo i Vespri siciliani divenne regina dell’isola insieme al marito Pietro III di Aragona.

Costanza resto anche dopo la morte del marito accanto ai figli che presero il posto del padre al comando dell’isola.

Nel 1291 Costanza lasciò la Sicilia e con lei anche gli Svevi.

Federico II

Federico II fu sicuramente la figura di spicco durante quest’epoca di storia dell’isola Siciliana.

Durante il suo regno Palermo divenne il centro di un vastissimo impero.

Scuola Poetica Siciliana

Risale a quel periodo la Scuola Poetica Siciliana, cioè un movimento letterario che produsse una poesia considerata la prima lirica in Italiano volgare.

Questo tipo di poesia traeva ispirazione dalla lirica dei trovatori provenzali introducendo una connotazione diversa e originale. Sicuramente influenzò il Dolce Stil Novo.

Tra i suoi elementi di spicco ricordiamo Giacomo da Lentini detto il Notaio (proprio perché era un Notaio).

Federico fu soprannominato “Stupor Mundi” e rimase famoso come reggente per la emanazione delle Costituzioni Melfitane: un insieme di leggi che regolavano la vita sociale ed economica dei suoi sudditi.

Gli Svevi in Sicilia

Crociata

Ebbe rapporti non buoni con il papato e rimase famoso per aver guidato la quarta Crociata.

La prima volta che partitì per la crociata dovette fare ritorno prima di approdare in Terra Santa perché colto da una malattia.

Il papa Gregorio IX pensando che Federico avesse inventato la malattia lo scomunicò.

Appena guarito Federico II ripartì per la Crociata.

Bisogna dire che fu un fatto storico unico nel suo genere, in quanto l’imperatore organizzò la Crociata e vi partecipò ancora sotto scomunica.

Altro fattore degno di nota fu la costruzione di molti castelli e fortificazioni.

Altra importante caratteristica del Sovrano Svevo fu l’interesse per l’astrologia e per l’esoterismo.

La curiosità verso queste arti era forte in Federico ed è da sottolineare in questa ottica una strana faccenda: in questo periodo sotto il suo regno si assiste ad una massiccia deportazione dei musulmani presenti in Sicilia da un lato, dall’altro è un fatto certo che per questioni di metafisica Federico si rivolgesse proprio alla cerchia di esoteristi musulmani presenti nella sua corte.

Non so quale fosse il motivo di queste scelte tra loro opposte ma mi sembra veramente strano.

Federico morì nel 1250 e fu sepolto, così come aveva scelto, nella cattedrale di Palermo.

Dominazione Araba in Sicilia

Dominazione Araba in Sicilia

Dominazione Araba in Sicilia, un periodo che ha lasciato una grossa traccia indelebile nella cultura in tutta l’isola

La dominazione Araba in Sicilia è durata circa 250 anni. La sua storia è cominciata intorno al 700 ed è durata fino al 1090 circa.

Questa è stata, per l’isola, una delle dominazioni che più ha influito sia per quel che riguarda il dialetto, sia per quanto concerne le abitudini dei Siciliani.

La storia Islamica in Sicilia è cominciata durante il 600, anni in cui la Sicilia subì diversi attacchi.

Agli inizi dell’Ottavo secolo queste incursioni divennero costanti e costrinsero l’impero Bizantino a reagire.

A metà di questo secolo cominciarono i veri e propri tentativi di invasione.

Gli inizi del nono secolo furono segnati da una serie di incursioni da parte del mondo arabo e da una serie di trattati di pace.

Questi anni segnarono l’inizio dell’invasione Araba. Da un lato l’impero Bizantino perdeva forza; dall’altro l’avanzata Islamica diventava sempre più poderosa.

La conquista dell’isola cominciò intorno all’ 830 ma fu molto lunga. Le ultime resistenze bizantine durarono per più di un secolo. 

La dominazione Islamica dell’isola può essere divisa in quattro periodi:

  1. L’isola era dominata da un governatore scelto dall’emiro aghlabide di Qayrawan;
  2. In questo periodo l’isola era dominata dalla dinastia sciita dei Fatimidi;
  3. Un periodo in cui la Sicilia fu governata dalla dinastia sciita dei Kalbiti;
  4. L’ultimo periodo in cui l’isola fu divisa in diversi Emirati;
Dominazione Araba in Sicilia

Influenze Culturali

La dominazione Araba non fu una dominazione “pesante”.

In realtà i dominatori furono molto tolleranti e importarono diverse “tradizioni” che sono rimaste nella cultura Siciliana; alcune di queste fanno parte dei caratteri dominanti dell’isola tutt’oggi.

Tra le piante portate dagli Arabi in Sicilia troviamo: 

  • la canna da zucchero
  • il riso 
  • la cannella
  • lo zafferano
  • il cotone
  • il gelsomino
  • il sesamo
  • I’anice
  • gli agrumi

Nello stesso modo importarono anche, nell’agricoltura stessa, dei processi che permisero che le nuove coltivazioni divenissero fiorenti. Tra tutte dobbiamo ricordare la razionalizzazione delle risorse idriche.

Da non dimenticare è anche il fatto che favorino molto la crescita culturale dell’isola e la grossa crescita commerciale. Difatti la Sicilia diventò centro nevralgico del commercio nel Mediterraneo in quel periodo.

Durante questo periodo continuarono ad essere presenti Cristiani ed Ebrei nell’isola. Questi  furono lasciati liberi di professare il loro credo, fu imposta loro solo una tassa diversa da coloro che professavano la religione Islamica.

Centro della Sicilia Araba fu Palermo. La città in questo periodo ebbe una fortissima espansione tanto da diventare una delle metropoli più grandi del mondo allora conosciuto.

Influenze Dialettali

L’influenza araba è forte anche nel dialetto siciliano, ecco alcune parole che si ritrovano nel nostro dialetto che quasi sicuramente derivano dall’arabo:

bagghiu – limbìccu – capurrais – jarrùsu – taliàri – zaffarana – zibbibbu – favara – gebbia – mischinu – tabbutu – cassata – brunìa 

Sono solo alcune, se facciamo caso al nostro dialetto ne troveremo tantissime.

Altra grandissima tradizione Siciliana che molto probabilmente deriva dall’invasione Araba è quella dei dolci.

La Cassata e la Granita sono solo due esempi di dolci tipici che derivano da quel periodo.

Dominazione Araba in Sicilia

Fine della Dominazione Araba in Sicilia

La fine del dominio islamico arrivò soprattutto a causa della frammentazione della Sicilia in più emirati. Ciò permise che i Bizantini provassero a riprendere il possesso dell’isola nel 1038.

Il tentativo fu un fallimento, ma non del tutto. Proprio durante questa incursione era presente il Normanno Guglielmo Braccio di Ferro, che tornato in Norvegia convinse i propri familiari della ricchezza dell’isola e della facilità nello sconfiggere il dominio arabo.

Nonostante questa sia stata una delle dominazioni più incisive per la Sicilia, di essa abbiamo pochissimo da un punto di vista architettonico.

La città di Palermo, capitale del mondo arabo in Sicilia conserva ben poco di architettonicamente interessante. Una traccia di quel periodo che invece ancora oggi è chiaramente presente e visibile sono i mercati tradizionali Ballarò, la Vucciria , il Capo e Lattarini.

Questi mercati erano famosi al tempo della dominazione Islamica, per la presenza di diverse tipologie merceologiche, e lo sono tutt’ora rappresentando un tratto distintivo per la città di Palermo.

In fin dei conti quei duecentocinquant’anni hanno avuto moltissimo peso per quel che riguarda la Sicilia, continuano infatti a riflettersi sulla mentalità e sul comportamento di noi Siciliani sulla nostra cucina e nel nostro dialetto molto di più che altre dominazioni durate per molto più tempo. 

Dominazione Normanna in Sicilia

Normanni in Sicilia

La storia della Sicilia continua parlando della dominazione Normanna sull’isola.

Parliamo della dominazione Normanna sulla Sicilia. Guardando l’aspetto estetico di noi Siciliani si può spesso notare la presenza di alcuni tratti fisionomici che sono lontani da quello che è l’aspetto tipico che ci si aspetta dalla popolazione dell’isola, cioè altezza medio bassa e colorito scuro della pelle, degli occhi e dei capelli.

Infatti molto frequentemente possiamo incontrare Siciliani biondi alti con occhi chiari… questo molto probabilmente dipende dal fatto che nel nostro frullato genetico durante i duecento anni che vanno dall’anno 1061 al 1200 circa, sia entrato a causa della loro dominazione sull’isola, anche il gene Normanno.

Sono presenti ancora moltissimi edifici costruiti durante questa dominazione, soprattutto a Palermo che per moltissimo tempo fu la capitale dell’impero Normanno in Sicilia.

Storia Normanna in Sicilia

Siamo all’inizio del XI secolo, in quel momento la popolazione normanna era conosciuta per il brigantaggio  e soprattutto per la sua vocazione come mercenari.

Il loro legame con l’isola Siciliana ha inizio quando, intorno al 1040, i Normanni furono assoldati dai Bizantini per cercare di ri-impadronirsi dell’isola in quel momento sotto la dominazione Islamica.

Durante questa incursione i Normanni restarono stupiti dalla ricchezza della Sicilia e spinti anche dalla debolezza dell’impero islamico, riscontrata sul campo in quel momento, decisero di provare ad invadere l’intera isola. 

La prima incursione Normanna sull’isola avvenne ad opera di Ruggero Primo d’Altavilla.

Dopo questo primo approccio Roberto il Guiscardo (fratello maggiore di Ruggero) insieme al fratello minore, nel 1061, conquistarono Messina e cominciarono a fortificarla. 

Nel 1063 vi fu la battaglia di Cerami dove gli arabi furono sconfitti. Grazie a questa vittoria Ruggero I si era assicurato il dominio di buona parte dell’isola.

Entro pochi anni conquistò anche Catania (1071) e Palermo (1072). Roberto il Guiscardo divenne così il Re della Sicilia.

Il regno normanno continuò poi con il figlio di Ruggero I, Ruggero II, il quale, dopo aver conquistato tutta l’italia Meridionale, divenne Re di Sicilia nel 1130, facendo si che la Sicilia diventasse uno stato che possiamo definire “moderno” in quanto furono create istituzioni come: il primo parlamento e il Catasto.

Facendo Palermo la sua Capitale, Ruggero, formò uno stato in cui erano presenti popolazioni diverse. Fece anche in modo di portare alla sua corte, quindi al suo servizio, molti esperti in vari campi di varie nazionalità.

La Sicilia in quegli anni diventò il più grosso impero del Mediterraneo.

Dopo di lui regnarono la Sicilia: Simone, Guglielmo I, Guglielmo II e infine Tancredi. Qui in realtà finì l’era Normanna.

Il matrimonio tra Enrico IV, figlio dello Svevo Federico Barbarossa, e Costanza D’Altavilla (figlia di Ruggero II) segnò la fine della dominazione Normanna e l’inizio dell’età Sveva della Sicilia.

Architettura normanna in Sicilia

Religione durante il periodo Normanno

Durante la dominazione Normanna in Sicilia la religione principale fu la religione Cattolica. Infatti sin dall’inizio dell’età Normanna vi fu una grossa spinta verso il cattolicesimo. 

Già da quando Ruggero I diede un peso diverso alla gente in base al credo religioso, furono favoriti da leggi in loro favore i cattolici rispetto ai musulmani e alle persone con altri credi religiosi.

Etnie Presenti all’interno della Sicilia Normanna

Ruggero I spinse verso la ripopolazione dell’isola, favorendo, oltre ovviamente ai Normanni,  le persone provenienti dalla Provenza, dalla Britannia e le popolazioni dell’Italia Settentrionale.

Durante il regno di Ruggero II vi fu un periodo in cui la Sicilia fu arricchita culturalmente dalla presenza cosmopolita di tantissime Etnie.

Influenze Dialettali 

Vista la presenza, oltre alla popolazione Normanna, di svariate etnie il dialetto Siculo fu arricchito in maniera notevole. 

Ricordiamo innanzitutto il gallo-italico che influenzò tantissimo il dialetto Siciliano, soprattutto in alcune zone, ed ancora oggi è percepibile nel nostro linguaggio:

Alcuni esempi di questa influenza sono:

  •  accattari – comprare (dal normanno acater, francese moderno acheter )
  • accia – sedano (da ache)
  • ammintuari o muntuari – accennare, nominare (dal normanno mentevoir’)
  • ammuarru o armaru – armadio (da armoire)
  • appujari – appoggiare (da appuyer)
  • bucceri (vucceri) – macellaio (da bouchier)
  • buatta – latta, barattolo (da boîte)
  • custureri – sarto (da coustrier, francese moderno coutourier)
  • firranti – grigio (da ferrant)
  • fuoddi – pazzo (da fol)
  • giugnettu – luglio (da juignet)
  • ladiu o lariu – brutto (da laid)
  • largasìa – generosità (da largesse)
  • magasè – magazzino (da magasin)
  • mustàzzi – baffi (da moustache)
  • perciàri/pirciàri – bucare
  • puseri – pollice (da poucier)
  • racìna – uva (da raisin)
  • raggia – rabbia (da rage)
  • testa – testa (da teste)
  • travagghiari – lavorare (da travaller, francese moderno travailler, ma in spagnolo trabajar dal latino. tripaliāre, de tripalĭum)
  • trippari o truppiccari – inciampare (dal normanno triper; ma anche provenzale trepar)
  • tummari o attummuliari – cadere (da tomber) 

(Questi termini dialettali sono stati presi dall’artico del sito: http://www.palermoweb.com)

Dominazione normanna in Sicilia

Influenza Culinaria Normanna

Oltre l’eredità genetica e linguistica, la popolazione Normanna lasciò anche un influenza culinaria.

Furono introdotte nella nostra cucina diverse abitudini alimentari che erano proprie delle popolazioni nordiche. 

Le principali influenze che tutt’ora sono fortemente presenti nella cucina Siciliana sono: la maniera di cucinare le carni allo spiedo e il pesce tipicamente nordico come il merluzzo (pisci stoccu e baccala’). 

Dovrebbero essere una eredità delle popolazioni nordiche anche l’introduzione delle posate.

La Sicilia Bizantina, forse tra i periodi più calmi per l’isola

La storia della Sicilia Bizantina comincia nel 535, quando l’isola venne occupata da Belisario aiutato dai Siciliani che speravano che i nuovi invasori fossero migliori dei precedenti.

Belisario riuscì così a conquistare tutta l’Isola ma, a causa di alcune ribellioni, fu costretto a partire per l’Africa. Poco dopo alcune ribellioni scoppiarono anche in Sicilia costringendo lo stesso Belisario a ritornare. Sedate anche queste salpò per la conquista dell’Italia.

Pochi anni dopo, nel 549, i Goti con a capo Totila tornarono in Italia riconquistando la penisola.  Lo stesso fecero con la Sicilia.

Rimasta alla storia fu la rabbia verso i Siciliani da parte di Totila, che accusava gli abitanti dell’isola di aver aiutato l’invasione Bizantina. Si vendicò depredando e devastando tutta l’Isola.

Giustiniano, preoccupato per la situazione, inviò l’esercito con a capo Liberio. Quest’ultimo non fece in tempo ad arrivare in Sicilia che Giustiniano cambiò idea, mandando Artabane per sostituire Liberio al comando.

Liberio, sconoscendo il cambio di comando, sbarcato sull’isola cercò invano di liberare Siracusa che era stata assediata da Totila.Quest’ultimo decise nel frattempo di lasciare la Sicilia mantenendo il comando di qualche provincia.

Al suo sbarco sull’Isola Artabane liberò tutta la Sicilia dalla presenza Ostrogota, nel 551.

La situazione, per l’impero Bizantino, mutò parecchio dopo la morte di Giustiniano nel 565. Morto l’imperatore, il regno rimaneva in rovina dal punto di vista finanziario. 

I successori di Giustiniano non vollero abbandonare l’Occidente e subirono, nel 568, l’invasione Longobarda. Questi, in un paio di anni conquistarono quasi tutta la penisola Italiana, esclusa la parte meridionale.

Da altri fronti l’impero Bizantino subì diversi attacchi: i Mori in Nord Africa e i Visigoti conquistarono la Spagna meridionale.

Questa fu una delle poche volte, lungo tutta la storia, che la Sicilia restò incolume.  

La Sicilia restò sotto l’influenza Bizantina fino al 827, cioè fino all’arrivo degli Arabi.

In questi anni l’Isola seguì le sorti e i cambiamenti che colpirono l’impero Bizantino.Questi anni furono segnati, per l’impero Bizantino, da diverse tensioni e cambi di fronte soprattutto per quel che riguardò i problemi tra l’impero e la chiesa.

Per quel che riguarda la Sicilia sono sicuramente da menzionare: il primo tentativo di invasione dell’isola da parte degli Arabi (652) e la scelta da parte di Costanzo di spostare la capitale dell’impero a Siracusa (663). Gli anni successivi furono segnati dall’avanzata dell’impero Arabo e dalle tensioni tra la chiesa e l’impero.

La scarsità di documenti rende poco chiara, se non per qualche particolare, la posizione della Sicilia in questo periodo. 

Questo fa si che questa parte del racconto della storia della Sicilia, resti un pò troppo breve e scarsa di riferimenti importanti.

Quei Barbari in Sicilia…Storia delle invasioni Barbariche

barbari

Barbari in Sicilia

Parliamo delle invasioni dei Barbari in Sicilia. Il termine “Barbaro” nasce dai Greci che indicavano con esso tutti quelli che non parlavano in greco (letteralmente indicava “balbuzienti”).

Il termine usato in seguito anche dai Romani, acquisendo però un significato diverso, si riferiva a tutti i popoli che avevano religione diversa da quella cristiana.

Le popolazioni riconosciute, alla fine dell’impero Romano, come barbare sono quelle che provenivano dalla parte settentrionale d’Europa, che cominciavano a riversarsi dentro “l’impero” e che sicuramente ne accelerarono la caduta. Tra le principali possiamo citare: Vandali, Unni, Visigoti, Goti, Eruli, Ostrogoti.

Di questi popoli quelli che interessarono la Sicilia sono principalmente: i Vandali, Eruli e gli Ostrogoti.

Vandali in Sicilia

Genserico fu re dei vandali nel 428. In un primo momento conquistò l’ Africa settentrionale, facendo di Cartagine la sua base operativa. Nel 440 preparò una flotta con la quale sbarcò in Sicilia. I Vandali saccheggiarono tutta la Sicilia a causa dello scarso impegno nel difenderla dei Bizantini distratti dalla battaglia con Attila nell’impero Romano di oriente. Furono poi ricacciati in Africa ritornando in seguito sull’isola per riconquistarla, circa intorno al 468.

Nel 476 i Vandali concedettero in sostanza tutta la Sicilia a Odoacre, che era a capo degli Eruli, in cambio di un tributo. Odoacre divenne così re d’Italia.

Della dominazione Vandala in Sicilia dobbiamo sicuramente ricordare la feroce persecuzione religiosa ai danni dei cattolici.

Ostrogoti in Sicilia

Alla fine del V secolo, Odoacre fu ucciso da Teodorico, che era sovrano degli Ostrogoti, diventando così il re d’Italia.

Nel 500 Teodorico diede in moglie sua sorella al pronipote di Genserico, Trasamondo, concedendo in dote Lilibeo.

Fino al 535 gli Ostrogoti furono i padroni della Sicilia, in quest’anno i Bizantini cominciarono una lunga campagna per la riconquista dell’isola.

Gli Ostrogoti tornarono in Sicilia nel 549 riuscirono a occuparla di nuovo per altri due anni. Poi nel 551 l’isola fu liberata totalmente dalla presenza dei barbari.

Finisce così la storia dei Barbari in Sicilia.